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Messina, dirigenti del Policlinico retrocessi
Il cerchio potrebbe allargarsi, ma rischio contenziosi

A giugno il direttore generale ha provveduto al demansionamento di sei medici, nonostante il parere negativo dell'ufficio legale che metteva in guardia dal concreto rischio di contenziosi. E ora il manager Restuccia potrebbe ampliare il suo raggio d'azione

Fabio Bonasera

Un parere dell’ufficio legale del Policlinico di Messina, emesso lo scorso marzo, aveva sconsigliato il demansionamento dei sei dirigenti medici retrocessi, a giugno, dal direttore generale. Una vicenda che ha suscitato grande clamore, anche per le intenzioni del manager, Marco Restuccia, di ampliare il raggio d’azione. Molto dipenderà dall’esito della vertenza inaugurata lo scorso 18 settembre davanti al giudice del lavoro. La discussione, sebbene si tratti di un ricorso d’urgenza, è stata rinviata di due mesi. Ma nel frattempo emergono nuovi dettagli.

I medici in questione, tutti in possesso di laurea in medicina e chirurgia, fanno parte del dipartimento di Chirurgia generale, Oncologia e Anatomia patologica, diretto da Giuseppe Navarra. Il 20 marzo, chiamato in causa dal manager, intenzionato a porre nel nulla le sei promozioni avvenute tra il 2004 e il 2006, l’ufficio Affari legali e contenzioso, che fa capo alla direzione generale, sconsiglia questa linea poiché esporrebbe il Policlinico al «concreto rischio di contenziosi» che potrebbero «condurre anche a esiti negativi».

L’ufficio, citando una nota della direzione del 25 febbraio, afferma che la responsabile del settore Affari generali e risorse umane, Giuseppa Sturniolo, «ha inoltrato una dettagliata relazione, individuando chiare irregolarità e ritenendo necessario attivare le procedure di ripristino della legalità violata». Tuttavia, i legali fanno presente che il provvedimento può essere annullato entro «un termine ragionevole», declinato in «non oltre tre anni per i rapporti contrattuali o convenzionali». Ricordano ancora che «il Consiglio di Stato ha sottoposto l’azione di nullità dell’atto amministrativo al termine di decadenza di 180 giorni». Inoltre, l’affidamento sugli effetti prodotti dalle delibere sarebbe fatto salvo, «laddove non emerga malafede», da una sentenza della Cassazione del 2013.

Esattamente un mese dopo, Restuccia chiede all’ufficio coordinato dall’avvocato Giuseppe Giordano di «integrare con la massima urgenza il parere» del 20 marzo, «al fine di consentire alla direzione l’adozione dei provvedimenti di competenza». Secondo il manager, non si sarebbe tenuto conto che «alcuni dipendenti esercitano le funzioni di dirigente medico senza avere mai superato il relativo concorso e senza una norma di carattere eccezionale che legittimi la situazione». Ipotizza anche responsabilità per «eventuale danno erariale», poiché, per effetto di «inquadramenti illegittimi», sarebbero state «erogate con continuità somme non dovute».

Il nuovo parere, protocollato il 22 giugno, tiene sempre conto della relazione del direttore Affari generali e Risorse umane. Relazione dalla quale, nel caso di uno dei sei dirigenti, non risulterebbero la data di assunzione in ruolo da parte dell’Università, né quella di laurea. Come accaduto a marzo, viene riportato che le delibere annullate contengono provvedimenti di «equiparazione ai soli fini economici che non hanno inciso sull’inquadramento giuridico dei dipendenti universitari». Si forniscono, inoltre, gli appigli normativi per il demansionamento, assenti nel primo parere.

Premettendo che i sindacati, in almeno due occasioni, lo scorso agosto, hanno invocato il ripristino della validità delle delibere annullate, va detto che Sturniolo e Giordano, il 14 dicembre 2004, sono stati individuati dall’allora direttore generale, Carmelo Caratozzolo, quali funzionati del policlinico chiamati a eseguire proprio le procedure per l’individuazione del personale universitario che svolge attività assistenziale.

Da notare ancora che, per due dei sei professionisti è documentabile un parere legale del 17 dicembre 2004, commissionato dal Policlinico, che attesta «la piena legittimazione» a ottenere «l’equiparazione alle posizioni economico-funzionali di medico ospedaliero», essendo «supportata dal possesso dei titoli». «Il non accoglimento – si legge – potrebbe legittimare l’instaurazione di un giudizio».

Infine, in due delle delibere con le quali è avvenuta, a suo tempo, l’equiparazione ospedaliera, si contano in tutto 14 candidati. Molti dei quali premiati. Solo due di loro sono stati demansionati, lo scorso giugno.  

MeridioNews è una testata registrata presso il tribunale di Catania n.18/2014
Direttora responsabile: Claudia Campese Editore Mediaplan Soc. Coop. Sociale
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