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Muos, le motivazioni del sequestro dell'impianto
«Come una costruzione abusiva fatta da privati»

Sono sette gli indagati per la violazione del Codice dei beni culturali che ha portato la procura di Caltagirone a mettere i sigilli alla struttura militare Usa. Secondo il procuratore Verzera la misura è stata attuata «per impedire che la libera disponibilità dell'immobile aggravi le conseguenze del reato ancora in permanenza»

Redazione

Foto di: Fabio D'Alessandro

Foto di: Fabio D'Alessandro

Sette indagati per violazione del Codice dei beni culturali e del paesaggio per aver eseguito opere in assenza di autorizzazione o in difformità da essa o per aver omesso la vigilanza sull'attività urbanistico edilizia. È quanto emerge dal dispositivo di sequestro del Muos, l'impianto satellitare statunitense in costruzione a Niscemi, attuato mercoledì scorso dalla procura di Caltagirone. Secondo quanto riporta il comitato No Muos niscemese, nel mirino dell'inchiesta coordinata dal procuratore calatino Giuseppe Verzera sono finiti Giovanni Arnone, all'epoca dirigente dell'assessorato regionale Territorio e ambiente della Regione in qualità di responsabile del procedimento di autorizzazione; Mauro Gemmo, presidente della Gemmo spa ditta vicentina (già nota per i lavori di allargamento della base Dal Molin di Vicenza); Adriana Parisi, responsabile della ditta Lageco che si è aggiudicata l'appalto per la costruzione del Muos e che assieme alla Gemmo spa ha formato una associazione temporanea di imprese denominata Team Muos Niscemi; Giuseppe Leonardi, direttore dei lavori; Concetta Valenti, titolare della Calcestruzzi Piazza Srl; Carmelo Puglisi, responsabile della Pb Costruzioni e Maria Rita Condorelli della Cr Impianti srl. Inoltre sarebbe indagato anche un cittadino statunitense appartenente alla flotta della Nato.

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