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Gela, la mappatura dell'amianto resta un fantasma
Tra mancanza di fondi e rimpalli di responsabilità

C'è l'ambizione di essere la prima città città siciliana a identificare la quantità dei manufatti contenenti amianto. Dopo due anni, però, l'intenzione rimane tale, in attesa di qualche segnale dalla Regione siciliana. Eppure agli uffici del Comune gelese c'è una dettagliata relazione del tavolo tecnico, che indica numeri e percorsi

Andrea Turco

L'obiettivo era ambizioso: far diventare Gela la prima città siciliana ad avviare una mappatura dei Mcm, i manufatti contenenti amianto. Considerato il fatto che la Sicilia ha da tempo sul tema un colpevole vuoto legislativo. Su iniziativa del Movimento 5 stelle s'era creata una sinergia tra enti e associazioni: l'osservatorio nazionale amianto, il reparto di oncologia dell'ospedale Vittorio Emanuele di Gela, Legambiente, la Regione siciliana e i dirigenti locali. Ma le buone intenzioni, al momento, sono rimaste tali. In uno scaricabarile di responsabilità.

Da aprile 2014, il progetto del tavolo tecnico fantasma - così si firma - s'è arenato negli uffici del Comune di Gela. Nelle otto pagine della relazione - più i corposi allegati - sulla mappatura e nei numerosi allegati sono indicate cifre (40mila euro), tempi di realizzazione (tre mesi), soggetti incaricati (università di Chieti), tecniche (utilizzo di immagini multispettrali), possibilità di reperimento dei fondi (soprattutto dal fotovoltaico). Il coordinatore dello studio, Daniele Esposito Paternò, è arrabbiato e lancia accuse precise. «Come al solito ci sono le belle parole ma non i fatti – dice -. È mancata e continua a mancare la volontà del sindaco Angelo Fasulo e della dirigente del settore Istruzione e ambiente Patrizia Zanone». 

Entrambi però negano. «Ci sono i controlli medici in corso – specifica il primo cittadino –. La cosa importante è la sinergia con l'Asp e posso assicurare che le visite vanno avanti. Non è vero che non abbiamo fatto niente, le scuole ad esempio le abbiamo bonificate, mentre altri Comuni non l'hanno fatto». Zanone invece se la prende con la Regione siciliana. «Non abbiamo più notizie dall'ufficio aree a rischio – è il suo commento -. Aspettiamo novità nel 2015, intanto stiamo ricevendo un sacco di segnalazioni dai privati». 

Ma i documenti elaborati dagli aderenti al tavolo - mai formalmente riconosciuto attraverso ad esempio una delibera di giunta - parlano chiaro. Insistono sull'importanza della prevenzione primaria, ovvero «l'attuazione di strategie e azioni che vanno a smantellare a monte la causa di un problema sanitario». Spiegano che «avere una mappatura pronta o comunque con un percorso definito comporta per la città di Gela la possibilità di essere in prima fila per l'assegnazione dei tributi dedicati sia alla mappatura e sia successivamente alla bonifica, al trasporto, allo stoccaggio e allo smaltimento». 

E, ancora, tirano in ballo l'Eni, o meglio l'utilizzo dei fondi che ogni anno il colosso energetico destina alla città. «Tale cifra è facilmente individuabile nelle royalties che il Comune di Gela percepisce annualmente dal polo industriale di proprietà dell'ente nazionale idrocarburi – si legge ancora nella relazione del tavolo tecnico -. A fronte dei quasi nove milioni di euro percepiti, destinare la cifra di circa 40mila euro per coprire i costi della mappatura per i Mca più che una spesa (irrisoria) viene ritenuto un investimento». 

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