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Cento passi di troppo a Siracusa?
Clima di ostilità per l'associazione antimafia

Immondizia sul tappetino davanti alla porta di casa. Piante distrutte. Toni minatori e vessatori. Il dubbio che l'impegno profuso in favore della legalità e l'iniziativa di intitolare una via a Peppino Impastato non siano molto apprezzati

Antonella Sferrazza

Una raccolta di firme per convincere il Comune a dedicare una via di Siracusa a Peppino Impastato, il giovane attivista assassinato dalla mafia il 9 Maggio del 1978 a Cinisi. È solo una delle tante iniziative intraprese dall'associazione Cento Passi, nata circa un anno fa nella città di Archimede e che instancabilmente, giorno dopo giorno, con la forza di una cinquantina di iscritti, si impegna per diffondere la cultura della legalità e dell'antimafia. E lo fa con atti concreti: dai laboratori ricreativi, artigianali, teatrali, di riciclo creativo, di lingue, cineforum, fino al doposcuola popolare, ai mercatini di libri, alla beneficenza. La sede, non a caso, è in una zona della borgata, «uno dei quartieri più storici della nostra città ma anche tra i più a rischio». 

Ragazzi molto attivi e molto impegnati. Forse troppo, per qualcuno. Succede, infatti, che respirano aria pesante fatta di ostilità e arroganza. Il che stupisce un po' se pensiamo che stiamo parlando di Siracusa, città d'arte che nell'immaginario collettivo è considerata una perla. «Qualche giorno fa hanno bruciato la macchina prima a un consigliere comunale di Priolo, poi a uno di Siracusa - racconta a Meridionews Giovanni Pitarresi, uno dei soci fondatori di Cento Passi -. Per dire che anche questa è Italia. La mentalità è ferma a certi schemi e sono proprio questi che vogliamo rompere con la nostra associazione. Per questo, probabilmente, diamo fastidio». 

Una sensazione che in Pitarresi è nata dopo diversi episodi. «Da quando ci siamo trasferiti nella nuova casa, io e la mia compagna, che ricopre la carica di presidente dell'associazione Cento passi, fin da subito abbiamo trovato un ambiente molto ostile nei nostri confronti. All'inizio pensavamo si trattasse solo di un vicinato poco incline alla cordialità ma, con il passare del tempo, l'ostilità nei nostri confronti si è trasformata in atteggiamenti provocatori e vessativi». Comportamenti che, nel racconto di Pitarresi, sarebbero venuti fuori anche nel corso di banali discussioni condominiali. «Situazioni che mi hanno portato a presentare esposti e denunce che ovviamente non hanno portato a nulla», continua.

Tra gli ultimi episodi subiti ci sono minacce dirette e immondizia sul tappetino della porta, così come la distruzione delle piante della coppia. «Chiari segnali di disappunto nei confronti della nostra attività a favore della legalità e, probabilmente, anche nei confronti della nostra proposta di intitolare una via, che dovrebbe essere proprio quella in cui vivo, a Peppino Impastato e sulla quale il Comune ha espresso parere favorevole», spiega Pitarresi. Il fastidio di un cittadino di cambiare indirizzo può portare a tanto? «L'intitolazione di una via cittadina o di una piazza al giovane Peppino Impastato è un monito e uno stimolo verso tutti i cittadini e i giovani in particolare che sappiano trovare, dall'esempio del giornalista di Radio Aut, una testimonianza di impegno politico non violento ispirato agli ideali della verità, legalità e giustizia sociale - conclude - Forse non tutti hanno questa sensibilità. O forse questa nostra iniziativa, insieme con le altre, ha fatto perdere la pazienza a chi non considera questi temi importanti». 

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