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Verso lo smantellamento di Sviluppo Italia Sicilia?
La precisa denuncia dei lavoratori e dei sindacalisti

Domani conferenza stampa dei dipendenti e degli esponenti di Cgil, Cisl, Uil e Ugl. Forse la chiave di lettura della possibile chiusura sta nell'indebitamento della Regione verso questa società: chiudendola, essendo il socio di maggioranza, azzererebbe l'indebitamento sacrificando 76 lavoratori. I possibili danni per 20 aziende di Catania 

Giulio Ambrosetti

Comincia ad assere più chiara l'idea di Regione siciliana che si profila nell'immediato futuro: ovvero smantellamento delle società regionali per mancanza di soldi. Insomma: il Governo nazionale taglia le risorse alla nostra Isola e il Governo regionale non farebbe nulla per evitare la cosiddetta macelleria sociale. 

E' il caso - ma non è e, con molta probabilità, non sarà l'unico - di Sviluppo Italia Sicilia, società regionale che rischia la chiusura. Del problematico futuro di questa società si parlerà domani, 23 dicembre, alle 12.30, a Palermo, nel corso di una conferenza stampa promossa dai lavoratori di Sviluppo Italia Sicilia e dagli esponenti di Cgil, Cisl, Uil, Ugl. «Per spiegare con numeri e dati - si legge in un comunicato diffuso dai lavoratori - perché questa società non merita di essere liquidata, ma semmai rilanciata».

La conferenza stampa di domani arriva dopo il sit-in tenuto oggi dai lavoratori della società a Palermo, davanti la sede del'assessorato regionale all'Economia. 

«Sviluppo Italia Sicilia - prosegue il comunicato - diversamente da altre società partecipate dalla Regione siciliana, non determina oneri a carico del bilancio regionale poiché non opera in forza di un contratto di servizio, né usufruisce di stanziamenti pubblici. Le sue entrate sono rappresentate esclusivamente dai corrispettivi economici di prestazioni di servizi erogate a favore principalmente del suo Socio unico, la Regione siciliana, sulla base di contratti finanziati dai fondi comunitari stipulati con i dipartimenti regionali e sottoposti al controllo preventivo di legittimità della Corte dei Conti».

«Attraverso le misure agevolative statali del Decreto Legislativo 185/2000 affidate da Invitalia a Sviluppo Italia Sicilia, grazie ai suoi 76 lavoratori - si legge sempre nel comunicato - la società ha contribuito in 13 di anni di attività alla nascita di 17.264 nuove imprese e alla creazione di oltre 80.000 nuovi posti di lavoro, veicolando sul territorio regionale fondi pari a 653.731.000 milioni di euro. Sviluppo Italia Sicilia è inoltre il Gestore concessionario degli incentivi della legge regionale n. 23/ 2008 art.1, Imprese di Qualità, finanziati con i fondi del Piano operativo Fesr 2007-2013».

La chiusura di Sviluppo Italia Sicilia determinerà immediatamente il blocco delle attività in corso. E cioè:

chiusura dell'incubatore di imprese di Catania che lascerà le 20 imprese incubate e 200 lavoratori in grande difficoltà, con la prospettiva di interrompere la produzione;

l'interruzione dell'erogazione dei finanziamenti legati alla legge regionale n. 23 del 2008 (imprese di qualità e imprenditorialità giovanile) che causerà gravi problemi finanziari alle circa 130 piccole e medie imprese ammesse ai finanziamenti;

la mancata certificazione di oltre 6 milioni di euro di spesa sul Piano operativo Fesr da parte dell'assessorato regionale alle Attività produttive; 

l'interruzione di tutte le attività di concessione dei finanziamenti relativi al Decreto legislativo n. 185 del 2000 (auto-impiego e microimpresa) con un gravissimo danno per quei siciliani in cerca di occupazione che vogliono avviare una nuova attività imprenditoriale. Da domani, saranno obbligati a recarsi a Roma per richiedere il finanziamento, sopportando costi altissimi sia in termini economici che temporali. 

Nel comunicato si ricorda che Sviluppo Italia Sicilia «ha fatto nascere migliaia di imprese e creato decine di migliaia di posti di lavoro, conta attualmente 15 aziende hi-tech nel suo incubatore di Catania, non grava sul bilancio regionale, non gode di un contratto di servizio, ha fatto fronte alle perdite con le riserve di capitale proprie, ha ridotto il personale, non conta neppure un dirigente nell’organico, ha rispettato puntualmente tutte le direttive sulla spending review e il patto di stabilità dimezzando i costi (- 43% sul 2010)». 

«Noi lavoratori di Sviluppo Italia Sicilia - prosegue il comunicato - lasceremo che siano i fatti a testimoniare cosa di buono questa società ha saputo fare in tutti questi anni. Non si può essere lasciati morire perché si è in 76 e non in 3.006. Alla conferenza stampa parteciperanno anche i testimonial delle aziende che sono nate grazie al sostegno di Sviluppo Italia Sicilia, per ascoltare ciò che, anche grazie al nostro contributo, loro hanno potuto e saputo realizzare».

In questo momento Sviluppo Italia Sicilia vanta crediti importanti verso alcune branche dell'Amministrazione regionale. Trattandosi di una società partecipata dalla Regione non è da escludere che il Governo regionale punti eliminarla per azzerare il debito della Regione verso questa società. Resterebbero da pagare gli stipendi arretrati ai 76 dipendenti. Questi ultimi perderebbero il lavoro. Ma nell'Italia di renzi e nella Sicilia di Crocetta questo, ormai, sembra l'ultimo dei problemi... 

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