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«Roma guarda alla Sicilia come una Regione straniera»
Le reazioni dopo i tagli dei fondi Pac disposti dal Senato

Pioggia di critiche al Governo Renzi e al Governo Crocetta. Le considerazioni dei dirigenti dell'ANCI siciliana, di Saverio Romano, di Girolamo Fazio e di Giosuè Malaponti. «Questo è il regalo che i nostri parlamentari siciliani eletti a Roma hanno portato a casa per questo Natale»  

Redazione

Foto di: buonenotizie.it

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«Con molta probabilità, a Roma pensano che la Sicilia sia una regione straniera, forse una colonia. Non si spiega altrimenti questo incredibile taglio di risorse, che potrebbe raggiungere il miliardo di euro». 

Non ha peli sulla lingua Paolo Amenta, vice presidente dell'ANCI Sicilia. Che aggiunge: «Questo taglio di risorse fa il paio con la mancata applicazione, nella nostra Isola, della legge nazionale numero 42 del 2009. Mi riferisco alla legge sul federalismo fiscale, articoli 23 e 27. Ovvero la perequazione fiscale e infrastrutturale. I Comuni siciliani aspettano ancora queste risorse. Li aspetta tutta la Sicilia per colmare il divario infrastrutturale con il resto del Paese. Invece arrivano questi nuovi tagli. Incredibile. Lo ribadisco: a Roma pensano che la Sicilia sia un Paese straniero».  

«E dire che questi temi, come ANCI Sicilia - aggiunge Amenta - li abbiamo posti in tempi non sospetti. In occasione della visita di Renzi a Catania ci saremmo aspettati che il Sindaco di questa città, Enzo Bianco, in virtù della sua autorevolezza, affrontasse questi problemi. Invece abbiamo registrato il silenzio assoluto. L'abbiamo fatto notare proprio perché riconosciamo a Bianco un ruolo importante, anche in virtù degli incarichi di governo che ha ricoperto. Invece siamo stati richiamati al silenzio dal solito Solone di turno, secondo una logica omertosa e staliniana. Se la sinistra siciliana è questa, beh, siamo veramente messi male».  

«Le più vive congratulazioni ai Governi Renzi e Crocetta - aggiunge Maurizio Lo Galbo, presidente di ANCI Sicilia giovani - colpevoli in egual misura dello scippo compiuto ai danni della nostra Isola e delle sue speranze. Il via libera alla finanziaria nazionale sancisce la perdita di fondi indispensabili allo sviluppo della Siclia, alle prese con una crisi economico-sociale e occupazionale drammatica. Verranno cosi a mancare all'appello risorse utili per i Tirocini del Piano Giovani, ma anche per la cassa integrazione. L'amara realtà è che queste stesse somme verranno adesso impiegate per gli incentivi alle assunzioni da parte di imprese, per lo più del Centro-Nord: un altro schiaffo alle ragioni del Meridione e un'altra occasione mancata per la ripresa della nostra economia e per il contrasto alla galoppante disoccupazione, soprattutto quella di noi giovani». 

Duro anche il commento del parlamentare nazionale del Pid-Cantiere Popolare, Saverio Romano, che ricorda la confusione registrata al Senato in occasione dell'approvazione di questa legge di Stabilità: «L'Esecutivo ha presentato un testo pieno di errori e di imprecisioni, dovute al fatto che l`assalto alla diligenza che proclama di avere evitato, in realtà lo ha compiuto per i propri interessi di bassa lega. Nessuna politica in favore delle piccole e medie imprese e del Mezzogiorno, penalizzato dal governo Renzi con il ritiro delle somme del Piano di azione e coesione sociale: un miliardo di euro scippato alla Sicilia da Renzi, con la complicità del governo Crocetta, del Pd, del Nuovo centrodestra democratico e dell'Udc. Questo il progetto rivoluzionario del governo Renzi, con una manovra rabberciata e miope, figlia della fretta e senza strategie. Il Paese si svegli: siamo in un regime, con un Governo tanto scarso quanto arrogante, e con un Parlamento chiamato solo a ratificare». 

«Il Governo Crocetta reclami quanto dovuto alla Sicilia ed ai siciliani - dice il parlamentare regionale del gruppo misto, Girolamo Fazio - perché se è vero che la Regione siciliana ha avuto una ridotta capacità di spesa, per soli 500 milioni, non riuscendo a produrre una progettazione mirata agli obiettivi del Pac (investimenti infrastrutturali, misure anticicliche per le imprese e viabilità etc..), è altrettanto vero che sarebbe stata possibile, come già fatto in passato, una riprogrammazione (se ne contano ben 5 precedenti fino all'ultima del novembre 2013) se vi fosse stata un'autentica intesa politica tra il Governo di Roma e quello di Palermo, entrambi di marca Pd, ma quanto mai l'uno distante dall'altro. A meno che anche questo scippo, non annunciato - aggiunge Fazio - faccia parte di quel piano di quasi commissariamento che sembra essere sotteso all'ultimo ed ennesimo rimpasto della giunta Crocetta».

Di fregatura parla Giosue Malaponti, del Comitato pendolari siciliani. «Il Piano di azione e coesione - dice - doveva accelerare l’attuazione della programmazione 2007-2013, rafforzare l’efficacia degli interventi orientandoli a risultati misurabili e concentrare le risorse avviando nuovi investimenti sul territorio. Avrebbe dovuto rilanciare i programmi in grave ritardo, garantendo una forte concentrazione delle risorse su poche priorità. Il Presidente del Consiglio Renzi, nella visita catanese, aveva proferito parole di speranza e di sviluppo per la nostra Sicilia annunciando investimenti per far ripartire sviluppo ed economia. Ma nella legge di stabilità, in barba a quanto annunciato dal Presidente Renzi, vengono tagliate le risorse per le infrastrutture siciliane. Questo è il regalo che i nostri parlamentari siciliani hanno portato a casa per questo Natale».

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