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La crisi economica senza fine dell'edilizia siciliana
80mila posti di lavoro persi e 5mila imprese scomparse

Oggi a Gela la Filca Cisl dell'Isola ha riunito i propri stati generale. L'occasione per fare il punto della situazione su un settore completamente abbandonato dalla politica. Le critiche al governo Renzi e al governo Crocetta. L'assenza di controlli sulla sicurezza nei luoghi di lavoro, con gli «Ispettorati ridotti a meri centri burocratici»  

Redazione

Nel giorno in cui il governo Renzi, con il voto favorevole del Senato a maggioranza di centrosinistra strappa al Sud del Paese i fondi Pac - 3,5 miliardi di euro in tutto il Mezzogiorno, dei quali 600 milioni di euro alla sola Sicilia (che potrebbero diventare un miliardo di euro, a secondo di quello che comparirà nella legge che, dopo il passaggio alla Camera dei deputati per il sì finale, verrà pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale) - la Filca Cisl siciliana riunisce a Gela i propri stati generali per lanciare l'allarme sui disastri dell'edilizia nell'Isola

Più che una lettura dei dati, quello fornito oggi dai vertici dell'organizzazione sindacale sembra un bollettino di guerra. Negli ultimi quattro anni, nella nostra Isola, nel solo settore dell'edilizia, si sono persi 80mila posti di lavoro, mentre oltre cinquemila imprese di questo comparto non sono più iscritte nell’anagrafica delle casse edili siciliane. Una crisi senza precedenti che, in primo luogo, testimonia il fallimento della Programmazione comunitaria 2007-2013, almeno per la parte che riguarda le opere pubbliche. Dal marasma si salvano soltanto i lavori di qualche autostrada e strada a scorrimento veloce (per esempio, la Agrigento-Caltanissetta) e una serie di appalti su acqua e rifiuti, peraltro quasi tutti ammaestrati. Il resto è il vuoto, a cominciare dalle strade provinciali, totalmente abbandonate negli ultimi due anni.  

Un bilancio drammatico, quello descritto oggi a Gela nel corso della manifestazione degli edili iscritti alla Cisl. Tra gli intervenuti, il sindaco di Gela, Angelo Fasulo, il vescovo di Gela, Monsignor Rosario Gisana, tutti i segretari generali provinciali della Cisl siciliana, il segretario generale della Filca Cisl Sicilia, Santino Barbera, il segretario nazionale della Filca Cisl, Salvatore Scelfo, il segretario generale della Cisl Sicila, Mimmo Milazzo e il segretario generale della Filca Cisl, Domenico Pesenti. 

«Lo Sblocca Italia per la Sicilia è una presa in giro - ha affermato il segretario della Filca Cisl Sicilia Santino Barbera nel suo intervento - perché l’unica opera presente è il raddoppio ferroviario Palermo-Catania-Messina, di cui non si conoscono i tempi dei progetti definitivi, ma è già stabilito che se entro il 2015 non saranno aperti i cantieri, i finanziamenti saranno dirottati altrove. Difficilmente sarà rispettata la tempistica per un’infrastruttura così complessa, dunque è alto il rischio che questi fondi prendano altre strade. Noi faremo come sempre pressing per non perdere un’opera così importante, fondamentale per la Sicilia e importante boccata d’ossigeno per il settore edile; a gennaio chiederemo un incontro a Rfi per conoscere lo stato dell’arte». 

Il segretario della Filca Cisl Sicilia ha puntato l’indice sull’impossibilità di un confronto con il presidente della Regione siciliana, Rosario Crocetta, che in oltre due anni di governo non ha mai incontrato i sindacati di categoria. «Il governatore che giustamente pone come fulcro del suo operato la legalità - ha aggiunto Barbera - ha definanziato quasi totalmente gli Ispettorati del lavoro, ridotti a meri centri burocratici. Il risultato è che i controlli nei cantieri sono pressoché inesistenti, in un periodo storico in cui invece dovrebbero essere costanti, a causa della crescita abnorme del lavoro nero e dell’assenza di misure di sicurezza nei cantieri. Il governo regionale ha promesso miliardi di investimenti in edilizia, eppure non si è adoperato per evitare che 500 milioni di euro dei fondi Pac tornassero nelle casse statali per l’incapacità di spenderli. Fondi, peraltro, che erano destinati a infrastrutture fondamentali, quali ad esempio il porto di Gela, per citarne una fra le tante». 

Il segretario generale della Filca Cisl Sicilia ha annunciato che continueranno le iniziative della sigla per sensibilizzare le istituzioni e la classe politica sullo stato dell’edilizia in Sicilia. «In questi ultimi due anni - ha concluso Barbera - abbiamo raccolto svariate migliaia di lavoratori in numerose manifestazioni regionali, sia da soli, sia insieme alle altre forze sindacali per sollecitare azioni concrete a supporto del comparto edile. La classe politica e le istituzioni sono rimaste sorde, ma noi non ci arrendiamo, continueremo a far sentire la nostra voce perché abbiamo la forza di farlo e lo faremo». 

Il segretario generale della Cisl Sicilia Mimmo Milazzo, nel suo intervento, ha ricordato le responsabilità sia degli attuali governi che dei precedenti, a livello nazionale e regionale, sulla carenza infrastrutturale italiana e regionale. «La situazione è grave - ha affermato Milazzo - ad oggi gli investimenti pubblici e privati in Italia sono crollati del 25 per cento; se fossero sbloccati si creerebbero innumerevoli posti di lavoro. In questo l’edilizia gioca un ruolo fondamentale, perché è un settore che storicamente riesce ad innescare un meccanismo virtuoso nell’economia. E’ ora che le istituzioni e la politica comprendano che se ripartono gli investimenti per le infrastrutture e per il settore delle costruzioni, riparte il tessuto produttivo italiano e siciliano in particolare». 

Secondo il segretario generale della Cisl Sicilia, per la ripresa del comparto edile è fondamentale puntare sugli interventi che sono finanziabili dalla Regione, quali quelli relativi all’edilizia sanitaria, da tanti anni dimenticata, al recupero dei centri storici, «un patrimonio unico al mondo» e delle periferie, per valorizzare aree dimenticate e tutte le opere inerenti l’edilizia scolastica. «Sembrerebbe - ha dichiarato Mimmo Milazzo - che dal Patto di stabilità escano fuori i fondi per l’edilizia scolastica. Questo consentirebbe di poter utilizzare queste somme, svincolate dai paletti del Patto di stabilità, e di dare avvio a questi cantieri, indispensabili per garantire il diritto all’istruzione». Il segretario generale della Cisl Sicilia ha esortato tutti i delegati ad essere pressanti nei confronti delle istituzioni locali e regionali affinché venga assicurata la trasparenza delle opere pubbliche, in ogni fase della loro esecuzione. «Noi saremo attenti e rigorosi - ha concluso Milazzo - su ogni aspetto della vita pubblica della Sicilia, a partire dal bilancio regionale, affinché vada nella direzione da noi auspicata, di taglio agli sprechi e di investimenti per infrastrutture. A noi non interessa l’assistenzialismo, ma il lavoro vero, l’unico strumento per dare dignità a uomini e donne». 

Il segretario generale della Filca Cisl, Domenico Pesenti, ha sottolineato l’esigenza di porre al centro dell’agenda politica italiana il rilancio dell’edilizia. «Il settore delle costruzioni - ha detto - sta scomparendo. Ci sono 800mila operai disoccupati, a cui dobbiamo dare speranza. Rilanciare le costruzioni per ricostruire l’Italia non è uno slogan, ma un gesto di responsabilità verso i lavoratori e verso il Paese». Secondo Domenico Pesenti, si deve puntare sulla riqualificazione dei centri urbani, sulla messa in sicurezza del territorio, sull’edilizia scolastica, sul miglioramento energetico, sull’edilizia ecosostenibile. «Ogni intervento compiuto in questi ambiti - ha dichiarato - non comporta soltanto un posto di lavoro in più, ma anche l’innalzamento della qualità della vita per i cittadini».

«Noi siamo in prima linea per il contrasto al lavoro nero e alle morti bianche che rappresentano una vergogna, indegna di un Paese civile», ha sottolineato Pesenti, che ha invitato a distinguere l’età pensionabile in base alla tipologia di lavoro che si svolge. «Certamente quella edile - ha detto - è una professione usurante, differente dalle altre proprio per le se caratteristiche. Noi solleciteremo ancora una volta le forze politiche a farsi carico di questo aspetto, nella consapevolezza che è difficile salire su un ponteggio, avendo superato i 60 anni».

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