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Finalmente una schiarita per i 24 mila precari dei Comuni
Cambiando la legge saranno disponibili 190 milioni di euro

La legge regionale n. 5 di quest'anno, per la parte che riguarda il precariato, è stata scritta male e va cambiata. Consentirebbe l'erogazione delle risorse del Fondo per il precariato solo agli enti locali in difficoltà. Mentre quelli virtuosi verrebbero penalizzati e costretti a indebitarsi con le banche. Cose siciliane...  

Giulio Ambrosetti

Foto di: ilmanifesto.info

Foto di: ilmanifesto.info

Finalmente una schiarita per i 24 mila precari degli enti locali siciliani. Non è una garanzia che farà venire meno tutti i problemi, ma quanto meno dovrebbe risolvere quelli di quest'anno e, forse, almeno in parte, quelli del prossimo anno. La prossima settimana, sempre che il diavolo non torni a metterci la coda, Sala d'Ercole dovrebbe cambiare la legge regionale numero 5 di quest'anno, ponendo fine a un equivoco che ha provocato notevoli esborsi impropri ai Comuni. 

Com'è noto, questi lavoratori precari - che in molti casi prestano servizio negli uffici dei Comuni dell'Isola da quindici, venti e, in tanti casi, da oltre vent'anni - vengono pagati in parte dai Comuni con fondi propri, in parte con un Fondo regionale che viene ogni anno erogato agli stessi Comuni. 

Ebbene, quest'anno la Regione siciliana ha stanziato per il Fondo del precariato circa 270 milioni di euro. Come abbiamo scritto più volte, di questi 270 milioni di euro l'Amministrazione regionale ne ha erogato appena 80. Fino ad oggi, nonostante questa mancata erogazione, i lavoratori sono stati comunque pagati. Ci hanno pensato i Comuni con onerose scoperture di tesoreria. 

Si pensava che la Regione non avesse questa disponibilità finanziaria. Invece, a quanto pare, i soldi ci sono. Lo ha accertato la Commissione Bilancio e Finanze dell'Ars (la garanzia sarebbe arrivata dal dirigente generale del dipartimento Funzione pubblica, Giuseppe Morale). 

La domanda, a questo punto, è: perché se i soldi ci sono i Comuni sono stati costretti, per pagare questo personale, ad onerose scoperture di tesoreria - e quindi a pagare interessi al sistema bancario - se c'è la disponibilità finanziaria? La risposta sta nella già citata legge regionale numero 5 di quest'anno. 

La storia sembra un po' assurda. Sembrerebbe che la legge, niente poco di meno, sia stata scritta male. Semplificando, sembrerebbe che le risorse di questo Fondo per fronteggiare gli squilibri finanziari dei Comuni - provocati, per l'appunto, dagli esborsi per il precariato - possano essere erogate solo ai Comuni poco virtuosi. Mentre quelli virtuosi, paradossalmente, non potrebbero accedere a questo fondo. 

Il risultato di questa legge - formulata a quanto pare in modo bizzarro - è che i Comuni virtuosi non solo non possono accedere a questo Fondo, ma si indebitano con le banche e diventano, loro malgrado, poco virtuosi!

Chi ha approvato questa legge lo sappiamo: l'Assemblea regionale siciliana. Ora, a parte Governo e Ars, ci sarebbe da chiedersi chi ha materialmente scritto questa norma che, da un lato, indebita i Comuni (danno erariale?) e, dall'altro lato, favorisce le banche. Il tutto in una Regione con le finanze disastrate. 

Ma il passato è passato. E, in questo specifico caso, è meglio lasciarselo alle spalle. Ora non resta che cambiare la legge. Operazione che la Commissione Bilancio e Finanze avrebbe dovuto fare due giorni addietro, se non fossero intervenute le incomprensioni tra i parlamentari e l'assessore regionale all'Economia, Alessandro Baccei. 

I deputati dicono di non aver trovato l'assessore; quest'ultimo precisa di essere arrivato alle 11,00 in punto - orario in cui sarebbero dovuti iniziare i lavori della Commissione - di aver firmato alcuni documenti e di essere andato via alle 11 e 20 (a quanto pare, alcuni parlamentari si attardavano al bar per il caffè della mezza mattina). 

Alla fine, tra l'assessore toscano Baccei e alcuni deputati dell'Ars è finita come nel film «Benvenuti al Nord» in cui il meridionale dice agli abitati di un paese del Nord Italia: 

- «Ci vediamo domani intorno alle nove».

- «Ci vediamo domani alle nove», ribattono gli abitanti del Nord.

- «No, intorno alle nove», ribadisce il meridionale.

- «Ma non è la stessa cosa!», insistono piccati i nordisti...

Insomma, chiariti questi sfasamenti mediterranei del tempo, la prossima settimana l'assessore Baccei e i parlamentari della Commissione Bilancio e Finanze dovrebbero approvare la modifica di questa legge e risolvere almeno questo problema. Anche perché, con i tempi che corrono, mettere a disposizione dei Comuni siciliani 190 milioni di euro circa non è cosa di poco conto. 

Poi sarà la volta di Bilancio e Finanziaria 2015. Ma questo è un altro discorso.  

  

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