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Baccei pensa ad un altro mutuo per la Regione
Sarebbe un addio alla riduzione di Irpef e Irap

Corre voce che l'assessore regionale all'Economia, inviato nell'Isola dal Governo Renzi, avrebbe ipotizzato un ulteriore indebitamento per la Sicilia. Sarebbe l'ennesima batosta per i siciliani.  Reagisce Marco Falcone (Fi): «Se il buongiorno si vede dal mattino la Sicilia non potrà che subire un grave danno dall'operato del Crocetta Ter». L'ironia dei grillini dell'Ars

Antonella Sferrazza

Ci voleva il grande tecnico inviato da Roma per risolvere i problemi finanziari della Regione siciliana? Parliamo, ovviamente, di Alessandro Baccei,  l'assessore regionale  all'Economia imposto dal Governo Renzi. Il quale oggi, in Commissione Bilancio, avrebbe tirato fuori l'ipotesi di un altro mutuo per la Regione siciliana di almeno 2 miliardi di euro. Va da sé che a pagare, se l'ipotesi venisse confermata, sarebbero i siciliani che si potrebbero scordare una riduzione delle aliquote Irpef, così come le imprese si potrebbero scordare la riduzione dell'Irap. 

La situazione, parafrasando Ennio Flaiano, è grave e anche molto seria. Ricordiamo, infatti, che tra mille proteste, l'Ars lo scorso Aprile, sempre su proposta di un altro scienziato inviato da Roma (l'allora assessore all'Economia, Luca  Bianchi) ha approvato un mutuo da un miliardo per pagare, così dicevano, i debiti della Pa verso le imprese (di certo non le piccole e medie imprese siciliane). 

Un provvedimento che le opposizioni (M5S e Lista Musumeci) e qualche dirigente del Pd, come Franco Piro, non esitarono a definire «ammazza Sicilia».

«Baccei - dice Falcone- non indebiti oltremodo la nostra terra, ma si adoperi a rimuovere le ingiustizie ai danni della Sicilia come l'insopportabile prelievo tributario di oltre 1 miliardo e 100 milioni di euro ai danni della Regione da parte dello Stato»

«Non solo si continuerà a pagare l'Irpef al massimo - tuonava Santi Formica, capogruppo della Lista Musimeci - ma sempre meno imprese verranno nella nostra regione ad investire con il mantenimento di queste aliquote Irap. E' una rapina vera e proprio in danno dei siciliani».

Sul caso era intervenuto anche il professor Massimo Costa, docente di Economia Aziendale e tra i principali esperti in tema di Autonomia, che aveva definito il mutuo una vera e propria rapina in danno dei siciliani.

Ma tant'è. La maggioranza dei 90 califfi di Sala d'Ercole, tra assenze strategiche e voti favorevoli, approvò quel disegno di legge (con i soli voti contrari di grillini e Lista Musumeci). 

Qualcuno, come qualche esponente di Forza Italia, in quell'occasione si è trincerato dietro la promessa di una riduzione delle aliquote Irpef e Irap nel 2015 nonostante il mutuo. Cosa poco credibile allora e ancora meno credibile oggi che già si parla di un nuovo mutuo. 

Certo, sarebbe alquanto strano vedere, a distanza di sette mesi, ancora una volta un assessore inviato dalla Capitale, pronto a dare questa nuova mazziata ai siciliani. Tra l'altro, in assenza del Documento di programmazione economico-finanziario che ancora non si sa che forma avrà. E in un momento in cui la Cassa Depositi e Prestiti non ha ancora erogato il mutuo da 373 milioni di euro alla Regione (proprio la mancanza di queste risorse ha determinato le tensioni di cassa degli ultimi tre mesi).

Strano, ma non inverosimile. Il Governo Renzi, finora, ai siciliani ha riservato solo lacrime e sangue. Non sarebbe una novità se proseguisse su questa scia. 

Vedremo se l'ipotesi verrà confermata e  e vedremo se, ancora una volta, l'Ars (e prima ancora  il Governatore, Rosario Crocetta) sarebbe pronta a fare il pelo e il contropelo ai siciliani. 

Sicuramente sarebbe anche una beffa: i 3 miliardi di buco nei conti regionali sono provocati, in massima parte, dai prelievi forzosi del Governo nazionale sul Bilancio regionale 2013 e 2014 (i famigerati accantonamenti). E la Regione, paradossalmente, dovrebbe tornare ad indebitarsi con chi l'ha ridotta in queste condizioni. 

Intanto reagisce Marco Falcone, capogruppo di Forza Italia: «Se il buongiorno si vede dal mattino la Sicilia non potrà che subire un grave danno dall'operato del Crocetta Ter. L'assessore Baccei, l'uomo voluto da Renzi a palazzo d'Orleans, ipotizza infatti che la Regione contragga un mutuo con lo Stato per pagare il debito della sanità, un prestito da 2 miliardi di euro da restituire nei prossimi 30 anni, il tutto a carico dei cittadini siciliani, che anche questa volta diventano vittime di una malagestio.

«Baccei - continua Falcone- non indebiti oltremodo la nostra terra, come richiesto anche dalla Corte dei Conti, ma si adoperi a rimuovere le ingiustizie ai danni della Sicilia, dimostrando capacità nell'eliminare l'insopportabile prelievo tributario di oltre 1 miliardo e 100 milioni di euro ai danni della Regione da parte dello Stato, e battendosi per ridurre la quota relativa alla compartecipazione alla spesa sanitaria da parte della Regione, ad oggi la più alta d'Italia».

Dice bene Falcone quando esorta Baccei a non indebitare ulteriormente i siciliani. La speranza è che non lo facciano lui e i deputati del suo gruppo (come quelli del Pd, di Udc, Ncd e crocettiani), come hanno già fatto una prima volta. 

Ironico il commento dei parlamentari del Movimento 5 Stelle all'Ars: «Se la politica del governo Crocetta era quella di ricorrere a prestiti, tanto valeva affidare la delega all’Economia al primo di passaggio da via Nortarbartolo».

I grillini di Sala d'Ercole annunciano battaglia sull’ennesimo mutuo da 2 miliardi di euro che la Regione starebbe per accendere «mettendo a garanzia il sangue dei siciliani».

«Ci troveremo a pagare a vita - dicono i deputati - aliquote Irpef e Irap ai massimi livelli. E per cosa, poi? Per pagare debiti, mica per creare sviluppo e occupazione. Se Crocetta avesse provato a difendere le istanze dei Siciliani sui tavoli romani e a cercare di sbarrare la strada ai frequenti saccheggi del Bilancio regionale da parte di Roma, forse non saremmo in questa situazione. Di certo non è la politica dei prestiti che può portarci da qualche parte, lo sa perfino l’ultima delle massaie».

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