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Le domande di Fiammetta Borsellino in Antimafia
Fava: «Faremo indagine politica sul depistaggio»

La lunga audizione di Fiammetta Borsellino in Commissione regionale antimafia, alla vigilia dell'anniversario della strage. Il presidente dell'organismo parlamentare, Claudio Fava annuncia che saranno auditi anche gli attuali responsabili dell'intelligence

Miriam Di Peri

Anche gli 007 italiani saranno convocati in Commissione regionale antimafia, per provare a mettere un tassello in più alla verità sui depistaggi attorno alle indagini sulla strage di via D’Amelio, il 19 luglio di 16 anni fa. Ad annunciarlo in conferenza stampa, il presidente dell’organismo parlamentare, Claudio Fava, che oggi ha raccolto in audizione l’appello di Fiammetta Borsellino.

Secondo Fava, «resta sempre una traccia di quello che è successo. Ed è successo che tra il '92 e il '94 si è assistito al più clamoroso depistaggio che la storia della Repubblica ricordi. Per questo chiederemo agli attuali responsabili dell'intelligence cosa è accaduto tra il '92 e il ’94». Nella conferenza stampa a margine dell’audizione della figlia del giudice Paolo Borsellino - che già questa mattina sulle pagine di Repubblica ha chiesto che si faccia chiarezza su quanto accadde nell'estate di 26 anni fa a Palermo e su quello che nelle motivazioni del processo Borsellino quater è stato definito «uno dei più gravi depistaggi della storia giudiziaria italiana» -Fava ha precisato di non volersi «sostituire alla magistratura. Ma la Commissione - ha aggiunto - farà un'indagine politica su questa vicenda e da settembre faremo una serie di audizioni».

Tra i quesiti posti da Fiammetta Borsellino alla Commissione, così come all’opinione pubblica: perché il giudice, nei 57 giorni tra la strage di Capaci e quella di via D’Amelio, non fu protetto maggiormente dallo Stato? Perché per una strage così clamorosa fu scelta una procura composta da magistrati che non avevano competenze in ambito di mafia? (L’ufficio era composto dal procuratore capo Giovanni Tinebra, dai sostituti Carmelo Petralia, Annamaria Palma e Nino Di Matteo). E ancora, perché il luogo della strage non fu preservato, consentendo così la sottrazione dell’agenda rossa? Perché non venne mai interrogato il procuratore capo di Palermo Pietro Giammanco, che non aveva informato Borsellino della nota del Ros sul «tritolo arrivato in città» e gli aveva pure negato il coordinamento delle indagini su Palermo, cosa che concesse solo il giorno della strage, con una telefonata alle 7 del mattino? Perché i pm di Caltanissetta non convocarono mai Borsellino, che aveva detto pubblicamente di avere cose importanti da riferire?

Secondo Fava, «il depistaggio sulla strage di via D'Amelio non conosce precedenti nella storia di questo Paese, è un fatto unico. Qualcuno deve spiegarci il perché di tutto questo. Se ci sono risposte o silenzi da acquisire, lo faremo. Il coinvolgimento di una cellula del Sisde nell'indagine su via D'Amelio, la delega concessa ai Servizi, è fuori dal mondo. Non siamo davanti a un abbaglio processuale, ma ad una gestione investigativa che ha violato le regole. Chi ha chiesto e chi ha concesso tutto questo?».

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