Niscemi, cosa si sa della tragedia di ieri sera
Escluso il conflitto amoroso per una ragazza

Salvo Catalano

Cronaca – Non ci sarebbe una ragazza contesa all'origine dei fatti che hanno sconvolto la cittadina nissena. Antony Mangiapane avrebbe sparato a Salvatore Fidone perché quest'ultimo lo avrebbe duramente rimproverato per avere chiesto a sua moglie di aiutarlo nel conquistare una 16enne. Ma alcuni aspetti restano poco chiari

È stata una lunga notte di interrogatori a Niscemi per ricostruire i dettagli della tragedia di ieri sera, quando Antony Mangiapane, 23 anni, ha prima ferito a colpi di pistola il 19enne Salvatore Fidone e, circa un'ora e mezza dopo, si è tolto la vita sparandosi in testa. Gli investigatori hanno escluso il conflitto amoroso per una donna, ma a scatenare la violenza del giovane ci sarebbe comunque la fissazione per una ragazzina di 16 anni, di cui Mangiapane si sarebbe invaghito. 

A distanza di alcune ore si chiariscono alcuni passaggi di una serata che ha vissuto momenti di forte concitazione e di panico nella cittadina nissena. La segnalazione a carabinieri e polizia è arrivata intorno alle 18: c'è un uomo che spara in via Gradini. Quando arrivano sul posto, al civico 197, gli investigatori non trovano l'uomo che ha sparato, e neanche il 19enne ferito al piede e sanguinante, trasportato in ospedale dalla giovane moglie. Al pronto soccorso la diagnosi non è grave e nella stessa serata sarà dimesso e interrogato. Salvatore Fidone è uno dei figli di Emanuele Fidone, detto Neddu u minghirinu, 57 anni e con diversi precedenti per furto aggravato. 

Quaranta carabinieri e decine di poliziotti avviano quindi la caccia all'uomo, che si sposta in macchina. Intanto nella cittadina rimbalzano notizie infondate: che sia stato ferito anche un bambino, che sia morta un'altra persona, che nuovi colpi di pistola siano stati sparati in altre zone di Niscemi. Fatti inesistenti, né carabinieri né polizia avrebbero infatti trovato bossoli al di fuori di via Gradini, dove Fidone vive. Intorno alle 19.30 la ricerca di Mangiapane si conclude: viene trovato, in fin di vita, sulla sua auto al chilometro tre della strada provinciale 12, in direzione di Piazza Armerina, dopo essersi sparato alla testa con la stessa pistola con cui aveva fatto fuoco in via Gravini. L'arma è la sua, regolarmente denunciata così come il porto d'armi. Morirà durante la vana corsa verso l'ospedale.

Secondo quanto ricostruito da polizia e carabinieri, Mangiapane si sarebbe invaghito di una 16enne, amica della moglie di Salvatore Fidone. Stando a quanto dichiarato dal dirigente del commissariato di Niscemi, Felice Puzzo, Mangiapane avrebbe fermato per strada proprio la partner del 19enne per chiederle di aiutarlo a conquistare la giovanissima. Una richiesta che non sarebbe piaciuta a Fidone che avrebbe rimproverato il giovane in maniera dura. Non è ancora chiaro se ieri sia scoppiata una lite prima dell'esplosione dei colpi di pistola o se il diverbio tra i due sia avvenuto in un altro momento rispetto all'escalation di violenza. Le indagini continuano perché restano da chiarire diversi aspetti della vicenda. Mangiapane non risulta avere precedenti penali e si sta cercando di ricostruire se nel recente passato avesse manifestato segni di instabilità. Gli investigatori infatti non si spiegano ancora come mai abbia deciso di togliersi la vita.