Lega, Salvini lancia un commissariamento soft
Dall'Umbria l'uomo che affiancherà la dirigenza

Francesco Vasta

Politica – Il commissario è il senatore Stefano Candiani, atterrato a Catania assieme al leader. A lui la sfida di quello che viene definito «accompagnamento» e la guida della crescita siciliana del Carroccio. Che passa dalle imminenti Amministrative, anche in chiave governo regionale: verso Musumeci né giudizi positivi né missili

«Sono grato a chi ha portato la Lega in Sicilia fino ai risultati di oggi, ci saranno adesso anche altre energie che accompagneranno questa crescita». Matteo Salvini avvia con queste parole un commissariamento di fatto del partito isolano che però non si materializza ancora come tale nelle frasi usate dal leader, incontrando a Catania i giornalisti appena sceso dall'aereo da Roma. La testa è certo alla trattativa sul governo nazionale, ma c'è anche tanta voglia di approcciarsi al dossier Amministrative di giugno. Il disegno è ormai chiaro: attendere ancora, seduti sulla sponda del fiume, in attesa del riconoscimento finalmente compiuto della Lega come attore a pieno titolo del centrodestra siciliano. Puntando, intanto, sull'imminente tornata elettorale per lanciare un nuovo messaggio agli alleati, dopo quello delle ultime elezioni Politiche. Anche per questo, verso il governo di Nello Musumeci, Salvini non lascia partire i missili che qualcuno vorrebbe vedere, ma fa spallucce senza troppo infastidirsi e guarda già oltre certe scelte comunque «sbagliate». Ricorda infatti il capo del Carroccio: «Musumeci non ci ha dato l'assessorato e il centrodestra ha pagato il 4 marzo. Noi siamo fuori dalla giunta e abbiamo aumentato i voti, qualcosa vorrà pur dire». Non è però tempo di alzare la voce. Le priorità sono le urne e la riorganizzazione della Lega siciliana.

Al netto delle definizioni, lo stato maggiore isolano sarà affiancato da una ferma mano dal nord. La formula del commissariamento in salsa salviniana viaggia, appunto, sulle sfumature della parola che si ripete, accompagnamento. «Non vengo per imporre scelte calate dall’alto - ribadisce il senatore - vengo per ascoltare e per presentare chi accompagnerà la crescita del movimento». L'ufficialità non c'è ancora, perché Salvini è atteso da una lunga notte di colloqui con i suoi, ma in sala stampa non sfugge il volto pacioso del senatore Stefano Candiani. Il leader si riferisce proprio a lui quando dice che: «C'è bisogno di persone che, essendo fuori dal contesto, sono più libere di scegliere cosa è meglio fare per il partito». A lungo amministratore locale nel Varesotto, il 46enne politico si è consacrato nelle classifiche di gradimento Salvini se mettendo la sua firma sul «miracolo» Lega in Umbria. Alla guida del Carroccio in quella regione dal 2013, il commissario Candiani ha portato il simbolo a incassare un 20 per cento buono per doppiare Forza Italia fra Perugia e dintorni. Per lui, adesso, si profila ora un'altra missione alla James Bond: incanalare, da commissario, le ambizioni della Lega in Sicilia, sulla buona strada. Salvini la individua: «L'assalto alla diligenza non mi interessa, diremo dei sì e diremo dei no. Tanta gente fortunatamente chiede di entrare, ma chiunque aderirà al nostro partito dovrà essere al di sopra di ogni sospetto»

Le scottature giudiziarie, dovute al caso Salvino Caputo, il leader della Lega non vuole mostrarle troppo, e per questo si becca l'applauso dei militanti in sala quando ribadisce la gratitudine verso i luogotenenti che, da prima di ieri, hanno creduto nel salvinismo. Chi c'è stato da sempre, questo pare l'intento di Salvini, non va accantonato così su due piedi. Come Alessandro Pagano e Angelo Attaguile, i due coordinatori leghisti accusati dalla procura di Termini Imerese di aver avvallato quello che per i pm è stato «il raggiro agli elettori» orchestrato da Caputo candidando il fratello Mario alle scorse Regionali. «Non sono venuto qui per emettere sentenze, non faccio il giudice - aggiunge Salvini - semmai chiedo ai magistrati di fare in fretta». Attaguile intanto fa gli onori di casa, e si fa fotografare con Candiani mentre butta lì un'altra traduzione del concetto di accompagnamento indicato da Salvini: «Sarà un co-coordinamento». Né Pagano, né Attaguile, comunque, manterranno la carica di coordinatori.

Appuntamento a domattina, quando il segretario della Lega incontrerà i lavoratori a un passo dal licenziamento dell'Auchan di Catania San Giuseppe La Rena. E quando potrebbe farsi finalmente definitiva la strategia concreta del Carroccio per le Comunali di Sicilia. In mattinata Salvini dovrebbe incontrare anche Salvo Pogliese, il candidato sindaco di Forza Italia a Catania, per chiudere un'intesa nelle ultime settimane parsa assai lontana. Tanto da spingere la Lega a fare da sé, lanciando la corsa autonoma dello stesso ex deputato Attaguile. Su cui peraltro anche gli alleati autonomisti dell'ex governatore Raffaele Lombardo sembrano fare sponda per tirare alle lunghe le trattative sull'unità del centrodestra etneo. Non tanto su un posto in giunta, ma in cambio di equilibri meglio delineati in giro per i Comuni al voto, l'ok di Salvini su Pogliese dovrebbe arrivare. Anche grazie ai buoni rapporti tra i due, entrambi europarlamentari uscenti.

L'apertura della conferenza era stata dedicata al quadro nazionale: «Di Maio si sente al centro dell’universo, ma non c’è bisogno di aspettare una settimana - dichiara Salvini replicando all'ultimatum lanciato dal Movimento 5 stelle dopo le consultazioni con la presidente del Senato Maria Elisabetta Alberti Casellati - La vera domanda è: Di Maio è disposto a farsi da parte per fare un governo nel rispetto del voto degli italiani? Se risponde di no, vuol dire che non sa stare al mondoIl secondo arrivato non può dettare le proprie condizioni al primo, cioè la coalizione del centrodestra».