Ddl per retribuire tirocini di accesso alle professioni
Esperto: «Buona idea, ma datori devono contribuire»

Flavia Musumeci

Formazione e lavoro – Un’indennità mensile per un rimborso spese ai tirocinanti. È questo il tema arrivato all'Assemblea regionale siciliana lo scorso giovedì. «Iniziativa lodevole ma si deve evitare - commenta a MeridioNews il docente Isidoro Mazza - che i titolari di studi privati vengano meno all'onere di corrispondere un contributo»

È stato presentato da pochi giorni all’Assemblea regionale siciliana il disegno di legge che prevede un compenso ai giovani tirocinanti. «Adesso ci aspettiamo che il testo venga approvato rapidamente», commenta Andrea Costa, praticante avvocato catanese ed esponente del Comitato no riforma forense e generazione Ypsilon, associazione etnea che si occupa del diritto di accesso a internet. Il disegno di legge, sostenuto nell’ultima campagna elettorale per le elezioni regionali siciliane da tutte le forze politiche con una firma simbolica, prevede che la Regione possa concedere «contributi per la copertura totale o parziale a titolo di rimborso spese ai tirocinanti». E anche somme per il pagamento delle indennità per lo svolgimento dei tirocini finalizzati all'accesso alle professioni. «È una misura che chiediamo non solo a favore dei praticanti avvocati - spiega Costa - ma di tutti i giovani che, per ottenere un titolo abilitativo e l’accesso alla professione, devono svolgere un tirocinio obbligatorio».

Il docente ordinario di Scienze delle finanze all'Università di Catania, Isidoro Mazza, parla del ddl come di una «iniziativa assolutamente meritoria volta a risolvere un problema che è reale in Sicilia come in molte altre regioni italiane». Secondo il docente, però, occorrerebbe monitorare la reazione dei privati nel caso in cui la misura prevista diventasse legge. «Dobbiamo evitare che con questo intervento i titolari degli studi privati si sollevino - afferma - dall’onere di corrispondere un compenso ai propri tirocinanti adottando un comportamento opportunistico, forti del contributo che arriva dalla Regione». La soluzione migliore per il docente sarebbe dunque una compartecipazione di pubblico e privato. «Sarebbe opportuno che l’onere gravasse su entrambe le parti. Questo - spiega - comporterebbe un risparmio per la Regione e maggiori garanzie per i beneficiari considerando che potrebbe anche verificarsi che i contributi regionali non vengano versati con regolarità».

A sostenere questa iniziativa, fin dall'inizio della campagna elettorale, è stata anche Gianina Ciancio, componente della commissione Affari istituzionali all’Ars per il M5s e prima firmataria del disegno di legge. «Il principio dell’indennità a favore dei tirocinanti che non hanno altra scelta - spiega la deputata - dovrebbe essere oggetto di una riforma nazionale ma, nelle more, è necessario che intervenga la Regione a regolare la materia». Le somme, fino a un tetto massimo di seimila euro annui, dovrebbero essere versate ogni mese direttamente ai tirocinanti da parte dell’assessorato competente o dalla tesoreria regionale, con modalità che dovranno ancora essere definite. Per quanto riguarda le coperture economiche, i proponenti assicurano che l’elargizione prevista non dovrebbe gravare sulle casse della Regione. «Vogliamo ottenere la modifica della destinazione dei fondi europei per lo sviluppo - spiega Costa - da indirizzare, anche in Sicilia, a un piano di supporto per i tirocinanti. Il codice deontologico forense prevede già, a livello nazionale, che dopo il primo semestre di collaborazione sia riconosciuto al praticante un compenso adeguato».

Per ricevere il contributo basterebbe essere iscritti regolarmente al registro dei praticanti del proprio ordine o dimostrare di aver svolto l’attività di tirocinio in modo continuativo nei dodici mesi antecedenti l’istanza. Il portavoce di generazione Ypsilon dichiara poi di essere pronto a dare «un contributo attivo e partecipativo anche nelle successive fasi istituzionali di discussione, modificazione e definitiva approvazione del disegno di legge. È necessario - conclude Costa - che le istituzioni intervengano in un contesto in cui troppo spesso il tirocinio maschera attività di lavoro subordinato».