Rifiuti: chiesti poteri speciali, ma Gentiloni prende tempo
Musumeci: «Sono ottimista, vorrei evitare l'esportazione»

Salvo Catalano

Politica – Incontro a Roma tra il presidente della Regione e quello del Consiglio. Sul tavolo la richiesta di derogare alla normativa limitatamente alla realizzazione di alcuni impianti, a cominciare dalla settima vasca di Bellolampo. Ma resta ancora valida l'opzione di spedirli fuori. «Stiamo preparando un bando, ma è extrema ratio»

Poteri speciali e finalizzati a obiettivi precisi: accorciare i tempi per ottenere le autorizzazioni sugli impianti considerati necessari a scongiurare il protrarsi dell'emergenza. È quanto ha chiesto oggi pomeriggio il presidente della Regione Nello Musumeci al presidente del Consiglio Paolo Gentiloni, che si è preso qualche giorno di tempo per analizzare le richieste e confrontarsi col ministero dell'Ambiente. Il governatore chiede deroghe alla normativa in particolare per relizzare la settima vasca per la discarica palermitana di Bellolampo: «Con tempi ordinari - spiega Musumeci, alla fine dell'incontro - potremmo averla fra un anno, se dovessimo avere i poteri straordinari potremmo disporre di questo spazio assai capiente, anche nell'arco di qualche mese». Ma ci sono altri impianti, bloccati da inghippi procedurali, che è urgente far partire: l'ampliamento della discarica di Trapani, gli impianti di Tmb (trattamento meccanico-biologico) a Enna e Gela, quello per il compostaggio a Bisacquino, nel Palermitano. 

Obiettivi mirati, dunque, per evitare di ripetere gli errori del passato quando fasi più o meno lunghe di commissariamento dell'intero settore dei rifiuti non solo non hanno portato sostanziali miglioramenti nell'impiantistica, ma hanno finito per accentuare la dipendenza dalle discariche. «Ho trovato nel presidente del Consiglio grande disponibilità - ha detto Musumeci - dopo avergli rappresentato due emergenze essenziali in Sicilia, che ho trovato sulla mia scrivania al momento del mio insediamento. Il problema rifiuti e il problema della penuria d'acqua nel Palermitano. Abbiamo le discariche ormai prive di disponibilità se non per altri sei o sette mesi, non abbiamo strutture, non abbiamo impianti di compostaggio. Tuttavia, i tempi non sono compatibili con le esigenze delle comunità amministrate».

Di fronte alla richiesta di poteri speciali, «il presidente - ha sottolineato Musumeci - si è riservato di darmi una risposta dopo qualche giorno perchè contatterà il ministro dell'Ambiente, almeno per quanto riguarda il problema dei rifiuti, farò avere al ministro e al presidente tutto quello che serve sul piano della documentazione. Sono ottimista perchè abbiamo bisogno di non pregiudicare la buona reputazione e l'immagine della mia terra soprattutto nell'approssimarsi della stagione estiva. Nel frattempo fronteggerò la situazione con una serie di provvedimenti tampone, ho già incontrato i sindaci delle due maggiori città, Palermo e Catania, mi hanno assicurato che cureranno la differenziata e nello spazio di un paio di mesi si dovrebbe attivare un sistema di raccolta porta a porta che dovrebbe condurre meno rifiuti nelle discariche, sostenere e incoraggiare gli altri comuni, attivare le discariche che erano già state autorizzate ma mai completate, quindi accelerare i lavori in questo senso». 

Resta in campo anche l'opzione di spedire i rifiuti fuori dalla Sicilia. «Stiamo predisponendo un bando - ammette Musumeci - attraverso la esportazione dei rifiuti in altre parti dell'Italia, se alcuni presidenti di Regione dovessero consentirlo. Altrimenti, all'estero. Ma è una extrema ratio che vorrei scongiurare, anche se una delle ipotesi suggerite dal ministero dell'Ambiente un mese fa era proprio quella di portare il 50 per cento dei rifiuti, fuori dall'isola». Soluzione che, stando ad alcune stime e agli esperimenti già provati nel recente passato, raddoppierebbe i costi di smaltimento che rimarrebbero a carico dei cittadini, tramite la Tari. 

Dopo le dimissioni di Vincenzo Figuccia, manca ancora l'assessore ai Rifiuti e Musumeci oggi ha ribadito che sarà «un assessore più tecnico che politico, ecco perché - ha detto - mi sono preso qualche settimana di tempo, ho già qualche idea, ho parlato con un possibile assessore, credo che nello spazio di tre settimane riusciremo a fare la scelta migliore perché io possa avere, e soprattutto possa avere la struttura, un tecnico sul quale contare, una specie di sintesi tra competenze specifiche e sensibilità politica». Il nome più probabile resta quello del veneto Alberto Pierobon, indicato dall'Udc e incontrato nei giorni scorsi da Musumeci. 

Critici i deputati del Movimento 5 stelle che fanno parte della commissione Ambiente: «Registriamo che come i suoi predecessori, da Cuffaro a Lombardo passando per Crocetta, anche Musumeci ha deciso di giocare la carta della dichiarazione dello stato di emergenza per fronteggiare una situazione insostenibile che si trascina da anni – dice il deputato regionale Gianpiero Trizzino –. Ci chiediamo se Musumeci è certo che, a un mese dalle elezioni politiche, Gentiloni concederà poteri speciali insieme alla copertura economica necessaria a mettere in campo gli interventi tampone, che il Presidente intende avviare ad esempio a Bellolampo, pur essendo consapevole che ampliare la sesta vasca servirà a fronteggiare la situazione solo per tre mesi». I grillini sottolineano inoltre la preoccupazione per un aumento della tassa sui rifiuti, «perché la diretta conseguenza della concessione di poteri speciali si traduce con un aumento della spesa di gestione dei costi per conferire i rifiuti».

Intanto, i tecnici vicini a Musumeci guardano agli obiettivi da conseguire a medio termine: redigere un piano stralcio, propedeutico a quello generale sui rifiuti, in cui valutare, provincia per provincia, il fabbisogno di impianti necessario a permettere di chiudere l'intero ciclo dei rifiuti all'interno del territorio provinciale. Proprio in questi giorni cinquanta Comuni del Palermitano e del Trapanese sono stati costretti a far arrivare i propri camion fino alla discarica di Motta Sant'Anastasia, in provincia di Catania (che da oggi gli ha pure chiuso le porte). Lo staff di tecnici con cui Musumeci si sta confrontando mira a una riorganizzazione su ambito provinciale. Via le Srr, gli Ato e gli Aro per lasciare spazio a nove enti. Un progetto difficile, stando alla situazione di partenza, per cui, secondo le previsioni degli addetti ai lavori, serviranno tra 24 e 36 mesi.