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Mafia a Expo, l'asse Pietraperzia-Lombardia-Svizzera
Legami tra arrestati e imprenditore delle grandi opere

Salvo Catalano

Cronaca – Antonio Giuliano Mafrici, calabro-piemontese, oltralpe ha costruito gallerie e strade. Sarebbe stato lui il contatto utile per far entrare in Fiera Milano Giuseppe Nastasi e Liborio Pace, i due imprenditori condannati per aver arricchito Cosa Nostra con gli appalti dell'esposizione universale. Un asse che sembra ben consolidato

Cosa ci fa a Pietraperzia un importante imprenditore come Antonio Giuliano Mafrici, che con le sue ditte ha costruito strade e gallerie in Svizzera, vincendo diversi appalti pubblici? E allo stesso modo perché, poco tempo dopo, uno degli affiliati alla cosca di Pietraperzia, Angelo Cacici, va a trovare lo stesso imprenditore, nella sua casa in Piemonte? Nell'indagine che ha svelato gli affari di Cosa Nostra all'Expo di Milano c'è un filo che lega il centro in provincia di Enna, sede di una famiglia storica e potente di Cosa Nostra, alla Svizzera. A percorrerlo sono i magistrati della Procura di Milano che hanno chiesto e ottenuto la condanna dei due imprenditori siciliani che avrebbero portato la mafia all'evento internazionale di due anni fa: a Giuseppe Nastasi, di Castelvetrano, è stata inflitta la pena di otto anni e dieci mesi di carcere; il suo braccio destro, Liborio Pace, di Pietraperzia, è stato condannato la scorsa settimana a 13 anni e sei mesi.

La chiave di accesso agli appalti milionari ottenuti dalla società Nolostand - partecipata da Fiera Milano, organizzatrice di Expo - sarebbe rappresentata proprio da Mafrici (non indagato nell'inchiesta lombarda). A dirlo è lo stesso Nastasi, intercettato mentre parla col padre Calogero (pure lui a processo per mafia). «Quello ti vuole conoscere, Giuliano Mafrici! Quello che ci ha fatto entrare in Fiera, è una persona che non si fa vedere. Ha una villa quattro volte questa, con un parco.... Era in politica, lui è residente in Svizzera, però sta in Italia. È calabrese, ha un'impresa... tu per esempio vedi le gallerie, i tunnel, lui ha quei macchinari che scavano... 4-8 milioni per galleria, fattura 800-900 milioni all'anno, è grosso». Al momento delle indagini Mafrici era direttore delle società Interalp Bau e Basbiel, attive nel settore delle grandi opere. 

Il rapporto determinante con Mafrici, però, non deriverebbe dalle referenze del trapanese Nastasi, bensì dalla rete di contatti del petrino Pace. Come emerge nel momento in cui tra Nastasi e Pace sorge qualche dissidio. «Nastasi - scrive il giudice nelle motivazioni di condanna - nel commentare l’atteggiamento ostile di Pace, che gli aveva ricordato d’essere stato il necessario anello di congiunzione con i vertici di Fiera, ovvero la persona che gli aveva fornito i canali preferenziali necessari a garantirgli una posizione privilegiata nell'ambito del polo fieristico milanese, precisava di averlo per tale ragione debitamente ricompensato: dice "La spinta l’hai avuta grazie a me". "Ho capito, perchè sono venuto meno?"». Un passaggio fondamentale, secondo i magistrati, che spiegherebbe perché Nastasi fa entrare in società, da pari a pari, Pace e come mai parte dei ricavi degli appalti fossero destinati a tornare in Sicilia, secondo i magistrati per dare sostegno economico alle famiglie mafiose. 

D'altronde, quello tra Pietraperzia e la Lombardia è un'asse consolidato, come emerso anche dall'operazione Triskelion del 2010, quando finirono in carcere imprenditori e presunti affiliati del clan, in affari insieme. E in cui lo stesso Pace fu coinvolto, uscendone assolto. «È lo stesso schema» che si ripropone a distanza di qualche anno. «Solo lui - scrivono i giudici - poteva svolgere tale ruolo, essendo l’unico, tra i numerosi indagati dell’operazione Triskelion, a trovarsi in stato di libertà. In un momento in cui il sodalizio mafioso era stato particolarmente colpito dagli arresti e dal conseguente stato detentivo di tutti i suoi membri più influenti (Angelo Cacici, Calogero Farruggia, Giovanni e Vincenzo Monachino), nonché dall’arresto degli imprenditori che all’epoca servivano in territorio milanese gli interessi economici del sodalizio». 

È in questo contesto che si addensano i sospetti su Mafrici. Uno che, secondo le parole di Nastasi, intercettato mentre dialoga con Pace proprio dopo aver incontrato l'imprenditore piemontese, «si è messo a disposizione. Io appena scendo giù glielo faccio sapere che questo si è messo a disposizione». A chi avesse dovuto comunicarlo non è chiaro, né i magistrati milanesi approfondiscono questa pista. Nastasi è stato condannato anche perché considerato uomo vicino al clan di Partanna, amico in particolare di Nicola Accardo, ritenuto tra gli elementi di spicco della famiglia. E per questo nel possibile giro di Matteo Messina Denaro. Ecco perché la procura lombarda, come riportato dal quotidiano online Lettera43, ha inviato diversi documenti ai colleghi palermitani. 

Di sicuro ci sono i numerosi incontri tra Nastasi e Pace con Mafrici. E anche di Cacici, sia da solo che insieme alla moglie, con l'imprenditore calabro-piemontese. Sia a Milano che a Piedimulera, a casa di Mafrici, con anessi pranzi sul Lago Maggiore. Ma c'è pure la presenza dello stesso Mafrici a Pietraperzia, anche quando Pace e Nastasi rimangono a Milano. Non da solo, piuttosto accompagnato dal pregiudicato calabrese Domenico Madaffari, con precedenti per associazione mafiosa. È lui che, mentre i due si trovano in provincia di Enna, nel giugno del 2015, avrebbe tenuto contatti telefonici con Vincenzo Monachino, già condannato per associazione mafiosa, ritenuto al vertice della famiglia di Pietraperzia. Monachino è inoltre cognato di Liborio Pace e, secondo gli inquirenti, è proprio grazie a lui che quest'ultimo è diventato socio di Nastasi.