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Siracusa, corteo contro criminalità dopo intimidazioni
«Fare rete per costruire una città libera dai soprusi»

Marta Silvestre

Cronaca – Ha attraversato il capoluogo aretuseo fino ad arrivare al palazzo delle prefettura. Dove una delegazione delle oltre cinquanta realtà promotrici dell'iniziativa è stata ricevuta da Giuseppe Castaldo. A lui è stato consegnato un documento con proposte per «un percorso da fare nei quartieri per sensibilizzare la cittadinanza»

«Se ognuno fa qualcosa, allora si può fare molto». È questo lo slogan che si sono scelte, prendendo in prestito le parole di don Pino Puglisi, le settecento persone che ieri sono scese per le strade di Siracusa per fare fronte comune contro ogni forma di criminalità. Partito da piazza Santa Lucia, il corteo si è snodato fino ad arrivare nel centro storico, davanti al palazzo della prefettura in piazza Archimede. Un segnale che i cittadini hanno voluto dare dopo i recenti atti intimidatori che hanno colpito la città. Una cinquantina fra associazioni antiracket, antiusura, contro le mafie, di categoria, realtà studentesche e del terzo settore, sindacati, rappresentanti delle istituzioni e liberi cittadini. «È stato bello vedere tante realtà unite», dice a MeridioNews Carlo Gradenigo, proprietario del pub HMora davanti al quale a settembre è stata lanciata una bomba carta. «È certo - continua il giovane che è stato uno dei primi promotori del corteo - che non sarà una manifestazione, pur molto partecipata, a risolvere i problemi collegati a questi episodi. Ma riuscire a fare rete e a collaborare può essere da esempio per tutti quei cittadini che devono sentirsi parte in causa nella lotta alla criminalità».

 

Un corteo colorato fatto di studenti, commercianti, lavoratori, realtà del mondo religioso, con le loro bandiere e gli striscioni preparati per l'evento, hanno mostrato il volto di un'altra Siracusa. «Eravamo tantissimi e da molto tempo non si vedeva in città una manifestazione così partecipata», racconta la referente provinciale di LiberaLauretta Rinauro che ha fatto parte anche della delegazione che ricevuta dal prefetto Giuseppe Castaldo alla fine del del corteo. I rappresentanti delle realtà che hanno contribuito all'organizzazione hanno consegnato al prefetto un documento. «Non possiamo continuare ad assistere ad atti incendiariattentati dinamitardi rivolti ad attività commerciali e al diffondersi di una evidente illiceità - si legge - Ci siamo chiesti quale possa essere lo strumento giusto che, come società civile, potremmo utilizzare per dare forza alla nostra città. Il punto di partenza - concordano - è fare rete, reagire insieme, fare forza sul noi, resistere, darci da fare, costruire una Siracusa fatta di progetti, impegno, onestà e lavoro. Vogliamo chiedere alla cittadinanza, alle istituzioni e alle autorità di avviare un percorso comune di riappropriazione per una Siracusa libera dai soprusi, dalla criminalità, dal timore costante di essere attaccata». 

Uno dei messaggi che gli organizzatori hanno voluto rivolgere a tutta la cittadinanza è che «questa manifestazione - come precisa la referente dell'associazione antimafia - deve essere solo l'inizio di un percorso da fare insieme con tutte le realtà che operano sul territorio per portare avanti iniziative nei quartieri e sensibilizzare i cittadini sul tema della legalità. Nessuno si deve sentire solo per poter acquisire il coraggio di collaborare con la giustizia e denunciare». Dunque, l'auspicio è che l'iniziativa sia solo la prima tappa di un percorso più articolato che «leghi insieme la cultura della legalità e il diritto al lavoro - spiega a MeridioNews il segretario generale della Cgil di Siracusa, Roberto Alosi - con la libertà da ogni forma di sopruso e di ricatto occupazionale». Spesso l'illegalità si annida nelle varie forme di povertà. «La lotta alla criminalità è, in realtà - spiega il sindacalista - anche lotta contro l'impoverimento sociale, economico, etico, educativo e civile che registriamo da qualche tempo e che rischia di decomporre l'ordine costituito per formarne uno illegale che si nutre anche della crisi». Un nuovo modello di società va, invece, ricostruito «partendo dalla parte sana e consapevole della cittadinanza che era presente ieri, aumentando le iniziative di informazione e - concluse Alosi - facendo squadra per ripristinare la legalità a partire dal diritto e dalla dignità di ognuno di avere una giusta e vera occupazione».