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Regionali: Roberta, diventata donna, candidata Udc
«Scelto apposta, vado sempre contro tutti bigottismi»

Redazione

Politica – Roberta Giulia Mezzasalma, nata Gianluca, corre alle elezioni con lo scudocrociato. «Ho scelto di proposito un partito tradizionalmente contro unioni civili e diritti gay e mi hanno accolta tutti a braccia aperte», racconta a MeridioNews. Definisce il gay pride «una carnevalata», parole per cui si è attratta le critiche di Arcigay

Candidature di spicco a Vittoria, che in occasione delle elezioni regionali del 5 novembre, è già riuscita a conquistare la ribalta nazionale per ben due volte. In entrambi a casi a far discutere sono state due donne. La prima è stata Martina Guarasciocon la sua scelta di correre con Forza Italia nonostante le vicende personali del passato la leghino al Movimento Cinque Stelle. Spenti i riflettori su questa vicenda, tutta l’Italia da giorni non parla che di lei: Roberta Giulia Mezzasalma. Nata uomo e diventata donna, sposata e divorziata, una fascia da Miss Sicilia Over 30 conquistata nel 2011 e una vita sulla quale tutto si può dire, tranne che non sia stata avventurosa.

Roberta Giulia nasce Gianluca, il 3 gennaio 1972 a Comiso. Quando arriva la consapevolezza che un cuore di donna batte in quel corpo maschile subentra il dramma: come dirlo ad una tipica famiglia siciliana di 30 anni fa? Alla fine il carattere viene fuori e inizia un percorso che la porterà, nel 1998, a diventare donna. E quello, forse, non è stato nemmeno il dolore più grande, dato che quella stessa famiglia, pian piano, è stata letteralmente decimata. Nulla, quindi, può fare paura adesso. Non gli attacchi sui social, non gli strali di Arcigay né chi pensa che la sua sia una candidatura fuori luogo tra le fila del cattolico Udc.

«Se devo fare una cosa – afferma - devo farla lasciando il segno, andando controcorrente e contro ogni forma di bigottismo. Ho scelto di proposito un partito che tradizionalmente è contro omosessuali, unioni civili e diritti gay e mi hanno accolta tutti a braccia aperte, in un modo che nemmeno io mi aspettavo. Perfino il leader nazionale, Lorenzo Cesa, mi ha mandato un messaggio bellissimo per complimentarsi con me. In tutto questo, l’unica cosa che mi ha dato fastidio è stata l’essere definita trans da certi giornali: dal 1999 io per lo Stato Italiano sono una donna. Perché mai non avrei dovuto scegliere questo partito? – chiede poi – Io sono molto credente, e se avessi tempo di andare a messa lo farei molto più spesso. Purtroppo il lavoro mi impegna tantissimo, soprattutto la domenica e nei giorni di festa. Anche per questo a casa ho creato una piccola cappella privata, con arredi provenienti da palazzi nobiliari, che ho fatto consacrare».

Paradossale, Roberta. Ma anche un po’ stanca. «È assurdo pensare che io sia omofoba - dice in riferimento al documento diramato da Arcigay a seguito dell’intervista nella quale Roberta ha affermato di non gradire il paragone con Vladimir Luxuria - ma visto che questa comunità ha preso le distanze da me, adesso sono io a prendere le distanze da loro. Resta ferma la mia volontà di spendermi per la comunità lgbt, ma solo di chi ha davvero coscienza del proprio essere. Ho detto fin troppo su questo argomento, e non voglio più rispondere a chi cerca notorietà attaccandomi sulla base di cose inesistenti. Hanno travisato totalmente il mio pensiero».

Arcigay, nell’esprimere «indignazione» per le esternazioni e «i giudizi temerari» di Roberta, manifesta «stima, amicizia e solidarietà per Vlad Luxuria che non ha mai dato scandalo, ma anzi è sempre stata in prima linea nella difesa dei diritti umani e civili di cui la stessa Roberta Giulia ha beneficiato. Se in passato – si legge ancora nel comunicato - non ci fossero state persone che con la loro visibilità, o "baracconata" come la descrive la stessa, fossero scese in piazza, oggi molti diritti, compresa la legge 164/1982, non avrebbero avuto possibilità di esistere». Ma anche su questo punto, Roberta è categorica e non indietreggia: «Il gay pride è solo una carnevalata con la quale non si può pensare di conquistare diritti e dignità. E se infastidisce me, che so cosa vuol dire non riconoscersi nel proprio corpo e attraversare un periodo di transizione, figuriamoci chi non ha un simile vissuto».

Fin qui la polemica, ma torniamo alla politica e alla candidatura dalla quale tutto è iniziato. Fino alla settimana scorsa Roberta, nonostante da più parti le fossero arrivati inviti a scendere in campo, alle elezioni non ci pensava proprio. «L’anno scorso – racconta – ero stata corteggiata, in occasione delle Amministrative, ma ho detto a tutti di no anche perché ero troppo impegnata col lavoro e poi perché dopo l’esperienza del 2011, quando mi sono candidata al fianco di Giuseppe Nicosia, ho deciso che non avrei più fatto politica perché anche in quell’occasione erano piovuti attacchi e io non amo litigare. Lottare per i miei diritti sì, ma discutere no. Sono amica di tutti e quella campagna elettorale, affrontata subito dopo il mio rientro a Vittoria dopo anni di assenza, mi creò non pochi problemi. Inoltre - prosegue - non ho mai avuto un colore politico, ho sempre votato la persona e, come tanti, sono stanca di chi occupa poltrone da anni e ancora si ripropone vantando risultati che nessuno vede».

Avere voce in capitolo e poter parlare per tutta la provincia sarebbe, dice, un grande onore e una grande responsabilità, anche se il suo interesse, per ovvie ragioni, sarebbe soprattutto per Vittoria. «È la mia città e ne conosco molto bene i problemi, che potrei provare a risolvere con la classica mentalità della madre di famiglia e dell’imprenditrice. Inutile cercare di risolvere i disagi, che siano di acqua o di buche nelle strade, con provvedimenti tampone che fanno solo sperperare soldi. Affrontiamo un problema alla volta, ma risolviamolo definitivamente».

E se dovesse andare male? «Sarò felice lo stesso, perché il mio obiettivo l’ho già raggiunto. Sono un punto di riferimento per tanti giovani che mi chiedono aiuto perché non sanno come dire ai genitori di essere gay, come anche per genitori che non sanno come gestire i figli omosessuali. Queste situazioni mi fanno ripensare a quello che ho vissuto oltre 20 anni fa e mi piace dir loro che non è la fine, che questi ragazzi non avranno chissà quale destino crudele e triste, che se vorranno potranno essere persone felici e che lavorano normalmente, rispettate, oneste e tranquille».

Nei giorni scorsi Roberta è stata anche vittima di una intimidazione. Qualcuno le ha mandato in frantumi il finestrino dell’auto, in pieno giorno e in pieno centro. «Non so cosa sia successo, so solo che in tutta la mia vita da patentata non era mai successo nulla alle mie auto, e poi questo episodio, poche ore dopo l’annuncio della candidatura... Ovvio che il collegamento con la politica sia scattato in automatico, ma non escludo che lo sfregio possa essere dovuto ad altro, perché in passato ho dato fastidio a molte persone. In ogni caso ho denunciato tutto ai carabinieri e spero si possa fare chiarezza».

Su questo episodio è intervenuto direttamente il neo segretario provinciale dell’Udc, Carmelo Incardona, che lo definisce «un fatto increscioso ed ignobile». «Sulla sua candidatura - scrive in riferimento a Roberta - ho registrato atteggiamenti discriminatori che vanno condannati, senza se e senza ma. Inoltre, non concordo con chi, storcendo il naso, si meraviglia della sua candidatura nelle liste dell’Udc che, al centro delle sue azioni, ha da sempre posto l’uomo e le sue esigenze di vita. Ha sempre rispettato tutte le sensibilità ed in questo caso quella di Roberta Giulia Mezzasalma che ha un vissuto particolarmente intenso, difficile, ma costantemente contrassegnato da dignità, laboriosità, ed attaccamento ai valori della religione cattolica e della Chiesa».