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Campobello di Licata, arrestato dipendente comunale
In flagranza mentre riceveva tangente su un appalto

Gabriele Terranova

Cronaca – Un imprenditore ha denunciato tutto ai carabinieri che lo hanno usato come esca, così è stato possibile fermare con la mazzetta in mano Francesco La Mendola, che lavora nell'ufficio tecnico del Comune agrigentino. Controlli e sequestri sono in corso nel palazzo di città. Indagato anche un altro dipendente

È stato arrestato in flagranza mentre riceveva una mazzetta: è finito stamattina in manette un dipendente comunale di Campobello di Licata. Si tratta di Francesco La Mendola, che lavora all'ufficio tecnico dell'ente.

A eseguire il fermo sono stati i carabinieri della compagnia di Licata, agli ordini del capitano Marco Currao, coadiuvati dai militari della locale stazione. Si tratterebbe di una tangente su un appalto pubblico relativo allo smaltimento dei rifiuti speciali. A denunciare tutto all'Arma è stato proprio l'imprenditore - titolare di una ditta con sede a Licata, la Omnia - che avrebbe ricevuto la richiesta da La Mendola e che i militari hanno usato come esca, facendolo incontrare con il dipendente, per eseguire l'arresto in flagranza. 

Ci sarebbe un altro indagato in questa storia: si tratta di Giuseppe Nigro, 48 anni, anche lui dipendente dell’ufficio tecnico comunale. Per quest’ultimo le manette non sono scattate perché stamattina non si è presentato all’appuntamento per ricevere dagli amministratori di Omnia i tremila euro. I carabinieri hanno sequestrato gli atti ufficiali custoditi all’interno degli uffici del Comune e i computer che La Mendola aveva in casa. Stessa cosa per Nigro. 

I titolari della società Omnia Angelo Incorvaia e Valerio Peritore, protagonisti dell’odierna vicenda giudiziaria con le loro denunce, vennero a loro volta arrestati e poi scarcerati per mancanza di prove nel giugno scorso nell’ambito dell’inchiesta Giano bifronte, condotta dalla Guardia di Finanza di Agrigento e coordinata dal sostituto procuratore di Agrigento, Andrea Maggioni, su un presunto giro di corruzione legato all’ottenimento di prestiti agevolati erogati dall’Irfis.