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Nebrodi, sospesa 59enne medica assenteista
Mai in ambulatorio per finte attività con bambini

Simona Arena

Cronaca – L'indagine della Guardia di Finanza ha documentato il caso di una chirurga pediatrica che avrebbe dovuto operare in cinque diversi Comuni messinesi dove però, in tre anni, non si sarebbe mai fatta vedere. Avrebbe però incassato oltre 30mila euro l'anno. I militari si sono finti potenziali pazienti 

Non potrà esercitare la professione medica per dieci mesi una chirurga pediatrica di 59 anni con contratto di convenzione a tempo indeterminato con l’azienda sanitaria provinciale di Messina. Per anni avrebbe attestato la sua presenza al lavoro in cinque poliambulatori nella zona dei Nebrodi, in provincia di Messina, ma in realtà non si sarebbe mai presentata in servizio, continuando a percepire lo stipendio mensile corrisposto dall’azienda sanitaria, comprensivo anche dei cospicui rimborsi chilometrici, pari a oltre trentamila euro l’anno, corrisposti in virtù del fatto che la professionista avrebbe dovuto effettuare le prestazioni lontano da Messina, propria sede di lavoro.

A notificargli il decreto di sospensione dall’esercizio del pubblico ufficio sono stati i finanzieri di Sant’Agata di Militello. Il provvedimento è stato emesso dal giudice per le indagini preliminari del tribunale di Patti, Eugenio Aliquò, che ha accolto la richiesta della sostituta procuratrice Maria Milia. È accusata di truffa ai danni del servizio sanitario. Le sono stati sequestrati tre beni immobili e un veicolo di grossa cilindrata per un importo di 190mila euro, pari al danno subito dall’ente pubblico. 

A far scattare le indagini erano state alcune irregolarità in alcuni poliambulatori della zona nebroidea. «L’incarico prevedeva lo svolgimento di attività ambulatoriale in cinque poliambulatori della fascia tirrenica della provincia messinese, Sant'Agata di Militello, Capo d’Orlando, Santo Stefano di Camastra, Mistretta e Tortorici - spiegano i finanzieri- secondo un calendario stilato dall'azienda sanitaria, per complessive trenta ore settimanali». 

Dalle indagini sarebbe emerso che la dottoressa per tre anni, dal 2013 al 2015, pur risultando sulla carta presente per alcune ore al giorno nei cinque poliambulatori, di fatto non si sarebbe presentata sui luoghi di lavoro. «Per giustificare le proprie assenze con i responsabili di tali strutture, era riuscita a ideare un’attività di prevenzione da svolgersi presso le scuole primarie della provincia, mediante l’esecuzione di visite mediche a cui sottoporre gli alunni in età pediatrica». Il sistema che avrebbe utilizzato la 59enne era ben studiato: l’indagata preavvisava che non sarebbe stata presente nel poliambulatorio di turno, perché aveva programmato delle attività presso gli istituti scolastici. Ma gli accertamenti eseguiti dai finanzieri avrebbero permesso di rilevare che queste presunte visite nelle scuole non sarebbero mai state effettuate, pur avendo la dottoressa falsamente rendicontato all’ente sanitario quasi 1.300 visite mediche, a cui garantiva di aver sottoposto altrettanti studenti. 

Sopralluoghi, acquisizione di documenti e numerose testimonianze hanno visto impegnati i finanzieri, che si sono finti anche potenziali pazienti interessati a una visita a cui sottoporre un bimbo e hanno così accertato che il medico assenteista non era nemmeno conosciuto dal personale in servizio presso i poliambulatori. I controlli sulla documentazione contabile e amministrativa hanno accertato che la professionista compilava e sottoscriveva mensilmente falsi prospetti di presenza, in cui figuravano, come eseguiti regolarmente, gli orari di inizio e fine servizio. 

«Gli investigatori hanno anche riscontrato altri casi di palese irregolarità quando la professionista certificava di essere contemporaneamente presente in due Comuni della provincia distanti tra loro circa cento chilometri. Tale espediente aveva consentito di poter percepire ulteriori indennità previste per le partecipazioni alle commissioni per il riconoscimento dell’invalidità civile». In altre circostanze, la dottoressa avrebbe presentato un certificato medico che dichiarava uno stato di malattia per giustificare la sua assenza dai poliambulatori, e invece sarebbe stata presente alla commissione, ottenendo un ulteriore gettone di presenza.