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Mafia e Nebrodi, estorsione di due catanesi ad allevatore
Cedere animali o pagare 12mila euro, l'uomo denuncia

I carabinieri hanno arrestato due uomini: Carmelo Pantalena, considerato legato al clan Mazzei di Catania, e Sebastiano Sudano, di Raddusa. Avrebbero costretto un allevatore di Cerami a consegnare i soldi o, in alternativa, diversi capo di bestiame. Ma la vittima si è ribellata. Guarda il video

Alberto Sardo

Pretendevano la somma di 12mila euro da un allevatore dei Nebrodi, costringendolo, nel caso non avesse avuto la liquidità per pagare le rate, a cedere i propri animali ad un prezzo più basso, praticamente fuori mercato.

Uno, il 44enne Carmelo Pantalena, è indicato da alcuni collaboratori di giustizia come personaggio legato al clan Mazzei di Catania cosiddetto dei Carcagnusi. L'altro, il 38enne Sebastiano Sudano di Raddusa, vanta precedenti per vari reati ed è anche un esperto di animali da allevamento. Sono loro i due destinatari di un'ordinanza di custodia cautelare del Gip del tribunale di Caltanissetta per estorsione aggravata dal metodo mafioso ai danni di un allevatore di Cerami, in provincia di Enna. 

L'ordinanza del gip è giunta al termine di indagini avviate a giugno 2017 su input della stazione dei carabinieri di Cerami, piccolo paese del parco dei Nebrodi. Hanno raccolto le preoccupazioni dell'allevatore, che oltre ad essere costretto a incontrare gli estorsori, aveva ricevuto pericolose ambasciate da parte di esponenti locali a vario titolo vicini o contigui a Cosa Nostra ennese, le cui posizioni sono adesso al vaglio della magistratura.

L'indagine, condotta dal comando provinciale dei carabinieri di Enna e Catania, con la compagnia di Nicosia, aveva portato ai due fermi per indiziato di delitto il 24 luglio scorso, uno dei quali poi annullato per un difetto procedurale. La notizia non è stata divulgata fino all'ordinanza odierna, spiccata dal gip su richiesta del sostituto procuratore Pasquale Pacifico e dell'aggiunto, Gabriele Paci della Dda di Caltanissetta. Sudano e Pantalena sono stati rinchiusi nel carcere Bicocca di Catania.

«La pressione mafiosa veniva esercitata affinchè l'allevatore potesse dare gli animali», spiega a Meridionews il capitano dei carabinieri Marco Montemagno, comandante della compagnia di Nicosia. «Sudano, infatti, aveva una competenza tecnica per assegnare un valore e giudicare la qualità degli animali. Perchè pur essendo una richiesta di natura economica le pressioni erano soprattutto per il bestiame».

Un'indagine condotta con appostamenti e intercettazioni in cui è risultata fondamentale la collaborazione della vittima che con coraggio ha denunciato i suoi aguzzini. Specularmente i carabinieri della stazione sono riusciti ad avere la fiducia della vittima, accompagnandola nel difficile percorso. L'allevatore di Cerami ha rotto gli indugi quando ha compreso di essere dentro un gioco più grande. Minacce da parte di esponenti catanesi, ambasciate di esponenti locali e una richiesta molto esosa di 12mila euro per la quale aveva temporeggiato, ricevendo a quel punto la pretesa di consegnare capi di bestiame per un valore di ventimila euro.

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