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Regionali, Casini rilancia la coalizione con il Pd
«A Roma e a Palermo: stiamo col centrosinistra»

Miriam Di Peri

Politica – La rottura tra moderati e destra sembra assumere contorni definitivi, motivati da dinamiche nazionali più che siciliane. Oggi Pier Ferdinando Casini da Scicli ribadisce la volontà di camminare insieme ai democratici: «I nostri nomi sono Gianpiero D'Alia, Giovanni La Via e Dore Misuraca». Ma si aspetta la proposta dei dem

L’unica alternativa sembra essere l’elenco telefonico. Il puzzle per le regionali torna a complicarsi a pochi giorni dal ferragosto. A dettare l’agenda politica della giornata è stata la conferenza stampa di Pier Ferdinando Casini, in vacanza nel Ragusano, convocata questa mattina a Scicli. Sostanzialmente, Casini rilancia la larga coalizione sottolineando come per i Centristi «l’elemento dell’esperienza politica sia fondamentale. Alla Sicilia - ha aggiunto, in un parallelismo tra l’esperienza Raggi a Roma e la candidatura di Cancelleri nell’Isola - non serve un dilettante che fa apprendistato».

Casini ha ribadito l’impegno per costruire la coalizione al fianco del Pd: «Daremo vita - ha detto - a una coalizione tra moderati e progressisti per le prossime elezioni in Sicilia. Alfano è per questa impostazione. Con lui lavoriamo in piena sintonia. A Roma come a Palermo. Il nostro campo è il centrosinistra». Naturalmente il tema resta ancora una volta quello del candidato che riesca a tenere insieme la coalizione. Ed ecco che Casini torna ad aprire all’ipotesi di un profilo politico. I nomi messi in campo dal leader dei centristi sono gli stessi girati nelle ultime settimane: Gianpiero D'Alia, Giovanni La Via e Dore Misuraca. Ma aggiunge che queste sono le ipotesi che i popolari porteranno al tavolo della coalizione, dove sono disponibili al confronto con gli altri interlocutori. Insomma, una proposta che arrivi dal Partito democratico è tutt’altro che esclusa. E tra i moderati, naturalmente, la proposta dem che sarebbe accolta più volentieri resta quella di Giuseppe Lupo. Che, però, dovrà ancora una volta fare i conti coi veti incrociati interni al partito, diviso tra i sostenitori del sottosegretario Davide Faraone e del governatore uscente Rosario Crocetta.

Proprio tirando in ballo l’esperienza di governo guidata dall’ex sindaco di Gela, si tira fuori Sinistra Italiana, che sottolinea come «il problema della Sicilia non sia Rosario Crocetta, ma il sistema di potere che ha governato ininterrottamente negli ultimi venti anni e di cui il suo governo è stato ostaggio». Secondo il deputato di SI Erasmo Palazzotto, «non basta rimuovere Crocetta per produrre una rottura con quel sistema, serve una discontinuità nel modo di gestire il potere, nelle politiche, ma anche nelle persone. Non è pensabile infatti che gli stessi protagonisti delle peggiori esperienze di governo in Sicilia possano essere oggi gli stessi che ci spiegano come salvarla». La rottura di Sinistra Italiana porterebbe con sé anche la frangia dei bersaniani di Mdp, sempre meno convinti dall’infinito valzer estivo delle candidature.

In ogni caso, la spaccatura tra i moderati e la destra, mentre in queste ore si consuma l’incontro ad Arcore tra Berlusconi, Micciché e Gaetano Armao, sembra aver assunto contorni definitivi. La pietra tombale arriva da Fabrizio Cicchitto (AP): «È oramai evidente - dice - che il centrodestra reputa per la Sicilia importante il concorso di Ap malgrado la valutazione negativa di fondo che rimane. Non altrettanto significativo e importante, e anzi talora viene considerata controproducente, una eventuale presenza di Ap in una alleanza politica nazionale». Insomma, per gli alfaniani un ragionamento unico che parta dalla Sicilia e si proietti alle prossime elezioni politiche è imprescindibile.

Ma la strada per la coalizione di centrosinistra resta ancora in salita, come sottolineano invece le parole del coordinatore regionale di Ap, Giuseppe Castiglione, secondo cui andrebbe bene l’ipotesi di un candidato centrista, «ma col Pd - aggiunge - non c'è alcun accordo politico in atto, c'è un dialogo in corso». In pochi in questo primo scorcio di agosto, insomma, si vorrebbero trovare nei panni del segretario dem, Fausto Raciti, a cui spetta il compito di trovare la quadra, arginando l’emorragia di alleati attorno al progetto del Pd.