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L'inferno di Dante, in siciliano, alle Gole dell'Alcantara
«In scena tutti i personaggi alla luce di torce e fuochi»

Salvo Caniglia

Cultura e spettacoli – Da venerdì a domenica in uno degli alvei naturali più suggestivi della Sicilia va in scena lo spettacolo, lungo circa 30 minuti, diretto e interpretato dalla regista Berta Ceglie. Gli spettatori saranno fatti scendere sul fondo del fiume a gruppi di 200. Attori e artisti del fuoco rappresenteranno i protagonisti dell'Inferno

Da paradiso naturale a bolgia infernale. Un allestimento inedito per le Gole dell’Alcantara, uno degli alvei naturali più suggestivi e conosciuti della Sicilia orientale, che dall’11 al 13 agosto ospiteranno L’Infernu di Dante, uno spettacolo teatrale diretto e interpretato da Berta Ceglie su testo di Antonio Luca Cuddè, che ha adattato la traduzione in siciliano della Divina Commedia di Tommaso Cannizzaro. Tre rappresentazioni per ogni serata, alla luce di torce e fuochi, con gli spettatori che a gruppi di duecento saranno fatti scendere sul fondo del fiume, dove lo spettacolo, in dialetto siciliano, sarà messo in scena. 

La rappresentazione - promossa dal Centro Cultura Mediterranea e prodotta con il contributo di Regione, Comune di Motta Camastra, Parco Fluviale dell'Alcantara e Associazione albergatori di Taormina, che si avvale anche del contributo di giocolieri del fuoco oltre che di un cast di attori tutti siciliani - rappresenta un connubio inedito tra paesaggio, costruzioni artistiche e arte scenica. «Sarà uno spettacolo che farà risuonare la poesia di Dante con le corde di una donna - spiega  la regista Ceglie -. Il mio intento non è quello di femminilizzare lo scrittore fiorentino o di trasformare la sua figura. Ho solo immaginato Dante che si risveglia da un sogno e che racconta tutto ciò che ha visto e vissuto. Il messaggio che gli viene consegnato, e indirizzato all’umanità intera, è diventato il mio messaggio, intenso come una madre che accoglie, rimprovera e riprende i propri figli. Esattamente come la terra di Sicilia, con i suoi abitanti, che accoglie, rimprovera, dato che alcune volte sembra invivibile, ma ha sempre il cuore aperto, come quello di una madre». 

Un rapporto intrinseco tra l’isola e il testo della Commedia che si ritrova anche nella metafora del viaggio dantesco «che nella mia lettura - aggiunge la regista - riguarda ogni uomo in Sicilia. Qui dove, secondo Goethe, è la chiave di tutto». Lo spettacolo, che vedrà la regista nei panni del sommo poeta, sarà arricchito dagli interventi della compagnia City Ballet e della compagnia Anima Ignis, manipolatori del fuoco, che porteranno in scena tutti i personaggi dell’Inferno dantesco. Il conte Ugolino, Farinata degli Uberti, Caronte, Francesca, Brunetto Latini, saranno accompagnati dalle voci fuori campo di Ciacco, Pluto, Filippo Argenti, Pier delle Vigne per una rappresentazione che si annuncia assolutamente innovativa rispetto alle precedenti. 

«Tra i personaggi visibili che porterò in scena – prosegue Ceglie – ci sarà Ulisse con la sua fisicità, il suo rancore e la sua rabbia. E naturalmente non mancherà Virgilio che ho immaginato come se fossero due persone. Da un lato come la voce che esce dalla sua testa e dall’altro con la fisicità di un uomo distrutto. Gli altri attori - conclude la regista - rappresenteranno i peccatori con la peculiarità della loro condanna». Un’opera grandiosa e immortale, ancora oggi attuale e simbolo della cultura italiana nel mondo, capace di affascinare tutte le generazioni, riproposta attraverso il suono del vernacolo isolano. Un ritorno al passato, quando negli anni Sessanta del secolo scorso, nelle chiese siciliane la Commedia veniva recitata in dialetto, l'unica lingua che il popolo comprendesse

La traduzione più utilizzata era quella di Tommaso Cannizzaro, letterato messinese che la diede alle stampe nel 1904, facendo da apripista a tutta una serie di traduzioni, da parte di numerosi scrittori siciliani, che hanno traghettato il volgare fiorentino sulle sponde della parlata locale. «Oggi, attraverso i social network, siamo legati a una dimensione bidimensionale – spiega Antonio Cuddè – invece la traduzione fatta da Cannizzaro, molto forbita e illustre ma al contempo adeguata al popolo, era destinata alla diffusone orale. Questo comporta un rapporto tridimensionale: chi dice qualcosa, il messaggio e la persona che riceve. Un modo per comprendere non solo le parole del testo ma anche i suoi significati». 

Un testo agile e fruibile, che sarà rappresentato in 34 minuti. «Io ho fatto una riduzione della scena - conclude Cuddè - non solo attraverso i personaggi più noti della Commedia, ma anche attraverso quelli meno noti, ma altrettanto importanti. Volevo che tutto il viaggio nell’Inferno fosse realmente riproposto, anche con singoli versi, in tutto il suo essere».