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Regionali, gli indipendentisti con La Rosa candidato 
Tra defiscalizzazione benzina e redditi di sostegno

Andrea Turco

Politica – «Ci rivolgiamo al partito dell'astensione». L'avvocato penalista e memoria storica del movimento siciliano lancia la sua corsa alle elezioni del 5 novembre con i I Siciliani Liberi. Per il fondatore e docente di Economia Massimo Costa, «c'è bisogno di un processo di emancipazione dal colonialismo dello Stato italiano»

Ci riprovano, questa volta alla Regione. Con la convinzione che il risultato delle  elezioni amministrative di Palermo, seppur esiguo nei numeri (le preferenze nel capoluogo siciliano si sono attestate all'1,76 per cento), ha conferito ai Siciliani Liberi - il movimento indipendentista fondato da Massimo Costa, docente di Economia Aziendale all'Università di Palermo - l'esperienza necessaria per concorrere alla tornata elettorale di novembre dove vale la vittoria al primo turno. A proporsi per la presidenza della Regione sarà l'avvocato penalista Roberto La Rosa, che questa mattina ha ufficializzato la propria candidatura con una conferenza stampa, mentre centrodestra e centrosinistra annaspano a tre mesi dal voto. Il primo attacco di La Rosa, che è anche giornalista pubblicista e componente del Consiglio di disciplina dell'Ordine dei giornalisti di Sicilia, è nei confronti dell'attuale presidente Rosario Crocetta: «Appare inaccettabile che l'attuale governatore coloniale usi come motto La Sicilia ai Siciliani, titolo del manifesto indipendentista di Antonio Canepa, comandante dell'Evis degli anni '40. Quel motto - ha concluso - è patrimonio inalienabile degli indipendentisti ed è un oltraggio che venga usato proprio da chi ha regalato allo Stato prerogative e risorse».

Coscienti del fallimento dell'applicazione dello Statuto siciliano, i Siciliani Liberi hanno rimodulato la propria offerta politica all'insegna dell'indipendentismo. «Lo Statuto speciale - ha dichiarato Costa -, ormai azzerato dalle sentenze della Consulta e dalle prassi abrogative dello Stato, ha esaurito la sua carica propulsiva. Nessun partito italiano potrà mai attuarlo o rivitalizzarlo. Spetta a noi indipendentisti partire dalla sua lettera per potenziarlo e portarlo avanti fino alla piena sovranità della Sicilia». Vanno in questa direzione le proposte presentate alla sede di via Lumia. A partire dalla costituzione della Zes, la Zona economica speciale, vale a dire un'area territoriale dotata di una legislazione economica differente dalla legislazione in atto nella nazione di appartenenza: norme fiscali e doganali che servirebbero ad attrarre investitori e risorse. Tra le idee anche la regionalizzazione dell'Agenzia delle Entrate.

C'è poi la ripresa di un vecchio pallino del variegato fronte indipendentista, portato avanti alle regionali del 2012 anche dai Forconi, e cioè la defiscalizzazione della benzina. «È inaccettabile - afferma La Rosa - che regioni come la Valle D'Aosta e il Trentino, che non hanno una goccia di petrolio, abbiano la defiscalizzazione e una terra come la Sicilia invece no. Anzi, noi vogliamo fare una battaglia affinché il petrolio diventi di proprietà della Regione». Mentre un'altra misura prevede un reddito di sostegno per alcune fasce di siciliani, in particolare disoccupati, studenti universitari e casalinghe e mutui a tasso agevolato per le giovani coppie. «Ci sono quasi un milione di disoccupati nella nostra regione. La mafia si combatte non solo con la cultura - sostiene ancora La Rosa - ma facendo uscire la gente dallo stato di bisogno. Dare lavoro ai siciliani significa tagliare l'erba all'organizzazione criminale, che pesca nel sottosviluppo. Noi pensiamo ad almeno centomila posti di lavoro grazie alla Zes, facendo scaturire la ripresa dal settore privato e non da quello pubblico che vuol dire clientelare».

Ma chi sono i Siciliani Liberi? «Siamo  nati ufficialmente a Pergusa il 3 giugno 2016 - spiega ancora Costa -. L'indipendentismo siciliano negli anni è stato di solito puro pensiero, noi invece siamo proiettati nel ventunesimo secolo. Come soci fondatori eravamo in tre e ora siamo 500 militanti e ci sono una quarantina di circoli sparsi nelle varie province. Siamo una classe politica che non ha precedenti nei partiti nazionali, costretti a fare politica perché non ci rappresenta più, perché la Sicilia ha bisogno di un processo di emancipazione dal colonialismo dello Stato italiano». Il docente universitario mostra poi di voler puntare molto sulla Zes, proprio per aggirare l'ostruzionismo nazionale: «Ce ne sono parecchie in Europa, tutte le zone insulari europee possono vantare una fiscalità di vantaggio, la nostra proposta non sarebbe nient'altro che l'attuazione di quello che è garantito dall'Unione Europea», ha aggiunto.

Il partito indipendentista è cosciente che il punto di partenza sono i  cinquemila voti ottenuti a Palermo, troppo pochi per aspirare alla guida della regione. «Intanto abbiamo quadruplicato i voti rispetto alle precedenti tornate», commenta La Rosa, memoria storica dell'indipendentismo siciliano che si autodefinisce «extraparlamentare da 38 anni» e che spesso fa riferimento al M5s come ultimo fallimento di candidature di partiti nazionali. «Ci rivolgiamo al partito dell'astensione - conclude - nel quale ho militato anch'io. Il nostro problema è entrare nella casa dei siciliani, vogliamo essere messi nelle stesse condizioni degli altri, attraverso la forza del diritto intendiamo controbattere al diritto della forza dei partiti italiani».