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Enna, sequestro da 11 milioni a uomo vicino ai clan
Condannato per omicidio, rapporti anche coi gelesi

Redazione

Cronaca – Ritenuto responsabile di un delitto, Gabriele Giacomo Stanzù - pur non avendo riconosciuta l'aggravante del metodo mafioso - nel corso degli anni è stato tirato in ballo più di una volta dai collaboratori di giustizia. I rapporti con la criminalità organizzata risalirebbero al 1998. Sigilli a terreni, immobili, auto e conti. Guarda il video

La guardia di finanza di Caltanissetta, in seguito a indagini coordinati dalla Direzione distrettuale antimafia, negli ultimi due giorni ha posto i sigilli a una serie di beni dislocati nell'Ennese, tra Piazza Armerina, Aidone e Assoro. A partecipare alle operazioni anche i carabinieri del Comando provinciale di Enna e quelli della Compagnia di Piazza Armerina. 

Il principale destinatario del provvedimento è stato il 57enne Gabriele Giacomo Stanzù, originario di Capizzi. Colpito anche il patrimonio riconducibile ai propri congiunti e familiari. Nel complesso sono stati sequestrati 349 ettari di terreno, otto fabbricati, dieci autovetture e diversi conti correnti postali e bancari, per un valore di oltre undici milioni di euro.

Stanzù, arrestato a fine novembre del 2011, si trova da anni in carcere in seguito a una condanna a 14 anni per omicidio. I giudici nella sentenza hanno escluso l'aggravante del metodo mafioso. Tuttavia, tra giugno 2011 e maggio 2012, diversi collaboratori di giustizia hanno parlato dei contatti che Stanzù avrebbe avuto con la famiglia mafiosa di Enna, oltre che con alcuni esponenti gelesi, tra i quali Daniele Emmanuello, rimasto ucciso in un conflitto a fuoco durante la cattura avvenuta nel 2007. I rapporti tra il 57enne e uomini di Cosa nostra sarebbero iniziati almeno nel 1998.

Ciò ha portato gli inquirenti ha dimostrare la sussistenza di indizi sufficienti a vedere in Stanzù un soggetto socialmente pericoloso, perché appartenente ad associazione mafiosa, e di conseguenza dare il la alla richiesta di sequestro dei beni che è stata accolta dalla sezione misure di prevenzione del tribunale di Enna.