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Stalking, l'incubo di una donna e della sua famiglia
Auto bruciate, petardi e deliri: «Mi ha fatto macumba»

Valentina Frasca

Cronaca – A Comiso la polizia ha messo fine a un anno di inferno per una signora presa di mira da un 33enne che sosteneva di essersi innamorato di lei. Prima le visite nel negozio dei genitori, poi le urle, le minacce di morte, fino al rogo di due macchine. Solo dopo molti mesi è scattata la denuncia e gli agenti sono riusciti a intervenire

Per quasi un anno ha perseguitato una donna di Comiso e la sua famiglia, minacciando e arrivando perfino ad incendiare due autovetture, la seconda delle quali si trovava parcheggiata all’interno di un garage il cui tetto, a causa del rogo, è crollato.

Oggi è stato arrestato e rinchiuso nel carcere di Ragusa Nunzio Re, comisano di 33 anni con precedenti per furto, lesioni aggravati, ricettazione, possesso e porto di armi e detenzione per uso personale di stupefacenti. La polizia del commissariato di Comiso, in collaborazione con la squadra mobile di Ragusa, lo ha individuato quale autore delle numerose angherie iniziate nell’estate scorsa e sfociate in una persecuzione che ha reso la vita impossibile alle sue vittime.


Stalking e danneggiamento seguito da incendio sono le accuse delle quali deve rispondere per questa storia di violenza cominciata il 24 agosto del 2016, quando l’uomo si è recato nel negozio dei familiari della signora, dicendo di essere innamorato di lei e di volerla conoscere, tranquillizzandoli sul fatto che le pessime voci su di lui non fossero fondate e che non fosse solito picchiare le donne. «Do botte solo se qualcuno la corteggia», avrebbe detto. Ha quindi lasciato il proprio numero di telefono chiedendo che fosse dato alla donna.

Da quel momento, Re si è presentato al negozio praticamente tutta la settimana, farneticando parole senza senso su telecamere installate dalla donna per controllarlo e dediche d’amore alla radio. Quello che inizialmente sembrava un delirio destinato a scemare, ha cominciato a preoccupare quando sono iniziate le urla e gli insulti per strada per poi passare alle minacce di morte, il 31 agosto nella centralissima piazza Fonte Diana, ad un parente della donna. 

A quel punto la vittima ha contattato la madre e la sorella del pregiudicato, per cercare di risolvere pacificamente la situazione, e per qualche giorno in effetti sembrava che tutto fosse rientrato. Ma la quiete non è durata neanche un mese. A fine settembre il 33enne è tornato alla carica e questa volta non più per iniziare una relazione con la donna. Presentatosi a casa della figlia, ha iniziato a urlare, affermando di essere vittima di un rito magico fatto proprio da lei e dicendo «me la deve togliere la magia, lei mi ha fatto una macumba». Finalmente, in questa occasione, è stato chiesto l’intervento della polizia e nei tre mesi successivi la famiglia pensava che l’incubo fosse finito, invece il peggio doveva ancora venire.

La notte del 14 dicembre 2016 la Fiat Punto parcheggiata di fronte casa della donna è andata in fiamme. I vigili del fuoco e la polizia hanno subito accertato la natura dolosa dell’incendio, rinvenendo due bottiglie di plastica che odoravano di carburante. Inoltre, al mattino, il figlio della donna, al momento di prendere il suo furgone per andare a lavoro, ha notato che all’interno vi era un forte odore di benzina proveniente dal tappetino. Nei giorni successivi, anche senza denuncia, gli agenti hanno perquisito il garage dell’abitazione di Re trovandovi un’auto rubata. L’uomo, inoltre, presentava sulle mani e alla testa i segni di alcune scottature.

La sera del 2 febbraio l’escalation di violenza ha raggiunto il culmine quando l’uomo ha lanciato alcuni grossi petardi contro il cancello della casa della donna. La vittima, capendo che la situazione non sarebbe rientrata e si è finalmente decisa a querelare il suo persecutore. La polizia ha potuto così ufficialmente avviare le indagini, acquisendo anche le immagini registrate dalle telecamere pubbliche che hanno inchiodato l’uomo alle proprie responsabilità avendolo immortalato, alle 4 del mattino del 14 dicembre, proprio in via Sardegna, dove era parcheggiata l’autovettura data alle fiamme. Re è stato ripreso con in mano una borsa di plastica contenente le due bottiglie con la sostanza infiammabile. 

L’ultimo atto di questa storia assurda si è consumato all’alba dell’11 giugno quando la polizia è stata chiamata a intervenire per l’incendio che ha totalmente distrutto un’altra macchina della donna, parcheggiata all’interno di un garage di via Mameli il cui tetto, come detto, a causa delle fiamme è completamente crollato. Sul posto è arrivata anche la polizia scientifica per i rilievi del caso. Raccolti tutti gli elementi, la polizia ha chiuso il cerchio e ha chiesto e ottenuto dall’autorità giudiziaria di poter eseguire un’ordinanza di custodia cautelare in carcere per Re, che è stato portato nella casa circondariale di Ragusa. Re verrà interrogato nelle prossime ore.