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Ex Province, in commissione Ars al voto diretto
Si va pure verso ripristino del gettone di presenza

Simone Olivelli

Politica – A quattro anni dall'annuncio rivoluzionario di Rosario Crocetta, l'opposizione saluta con entusiasmo il via libera a un disegno di legge che ripristina il coinvolgimento dei cittadini nella scelta dei vertici politici degli enti di area vasta. A differenza della legge Delrio, i deputati propongono anche un compenso per gli eletti

Forse si potrà anche smettere di chiamarle ex Province, perché del resto - fatta eccezione per la riduzione del 30 per cento dei consiglieri - tanto diverse non lo saranno. La commissione Affari istituzionali dell'Ars ha infatti dato il via libera a un disegno di legge che ripristina le elezioni dirette dei consiglieri, dei sindaci metropolitani e dei Liberi consorzi. 

La proposta, che a detta di Forza Italia rimette al centro la volontà dei cittadini, qualora ottenesse il via libera da Sala d'Ercole si trasformerebbe nella pietra tombale della rivoluzione promessa da Crocetta. Il governatore, quattro anni fa aveva, annunciato la riforma come primo passo verso il cambiamento, ma da allora nulla è stato fatto. Anzi la storia politica di questa legislatura è stata segnata da impugnative del governo nazionale, dietrofront dei partiti, continui rinvii. E di pari passo da una progressiva riduzione della qualità dei servizi erogati, a partire dalla difficoltà di pianificare gli interventi e di recuperare le somme necessarie per la loro realizzazione. Al punto che l'assessora regionale Maria Luisa Lantieri, a gennaio, ha ammesso il rischio di default per tutti gli enti.

L'ultimo tassello, come detto, vede un ritorno alle origini. A partire dall'apertura dei seggi elettorali ai cittadini e non più ai consiglieri dei singoli Comuni - con il mese di febbraio come termine ultimo per votare - che torneranno a essere chiamati a scegliere i vertici degli enti, ma anche dal ripristino del gettone di presenza per i consiglieri provinciali che, stando a quanto previsto dalla norma, percepiranno lo stesso compenso che spetta ai colleghi dei Comuni capoluoghi. Stesso discorso per i presidenti dei Liberi consorzi e i sindaci metropolitani, che in termini di indennità saranno equiparati ai primi cittadini dei capoluoghi. 

Quest'ultimo aspetto, inoltre, contraddice quanto previsto dalla legge Delrio che nelle altre regioni italiane ha cambiato la gestione degli enti di area vasta, abolendo i compensi, e che, fino a poco tempo fa, veniva letta come una forma alleggerita della riforma immaginata da Crocetta. Con il governatore che, dopo aver puntato alla possibilità di non fare coincidere automaticamente la coincidenza tra sindaci del capoluogo e vertici delle ex Province, aveva dovuto cedere nell'intento. 

«La nuova norma consentirà il giusto equilibrio tra rappresentanza e contenimento dei costi - dichiarano i deputati azzurri Marco Falcone e Franco Rinaldi -. La presenza di una governance realmente espressione dei cittadini rimetterà in moto quegli enti sovracomunali che torneranno a essere punto di riferimento vero per i nostri territori, come già accadeva prima della riforma, a dir poco catastrofica, di Rosario Crocetta».