Foto di: Dario De Luca

Salvini a Messina, dal Policlinico a caserma Gasparro
Previste contestazioni. Accorinti: «Approccio razzista»

Simona Arena

Politica – Domani il leader della Lega Nord farà visita alla città dello Stretto, con diverse tappe. Porterà il suo no all'annunciato hospot. E l'amministrazione si affretta a prenderne le distanze, sottolineando l'impronta «discriminatoria e antieuropeista»

Non sarà la visita di un politico come tanti che in queste settimane stanno facendo capolino a Messina, quella di Matteo Salvini. Domani il leader della Lega nord sbarcherà sullo Stretto. Ad accompagnarlo Angelo Attaguile, Maria Luciana Verdiglione responsabile di Noi con Salvini a Messina e Francesco Fazio. Secondo la tabella di marcia alle 11 sarà al pronto soccorso pediatrico del Policlinico, subito dopo si sposterà alla caserma Gasparro, che ospita i migranti e dovrebbe diventare sede del tanto contestato hotspot. Alle 13 è prevista, invece, una conferenza stampa al Palacultura. Ma è proprio alla ex struttura militare che sono previste le contestazioni a Salvini. 

A chiarire che la visita dell’onorevole leghista a Messina per contrastare l’individuazione di un hotspot nella nostra città sia «una mera occasione di propaganda elettorale in un territorio che non può dimenticare la ben nota tradizione antimeridionalista del partito che rappresenta», è però la giunta del sindaco Renato Accorinti. Con una nota ricorda che nessuno dimentica come il Sud e la questione migranti siano «accomunati nel sistema di pensiero di Matteo Salvini e del suo movimento politico nell’approccio razzista, discriminatorio e antieuropeista al quale ci ha tristemente e provocatoriamente abituati». E ribadiscono che la posizione dell’amministrazione contro la realizzazione dell’hotspot è «ben lontana dal no all’hotspot del movimento leghista». 

L'amministrazione si dice «impegnata in tutta la filiera dell’accoglienza: dagli sbarchi, sul molo con il servizio sociale professionale; alla prima e seconda accoglienza dei minori non accompagnati con i centri convenzionati; al sistema inclusivo di protezione richiedenti asili e rifugiati con 21 posti ordinari e 71 per vulnerabili; all’accoglienza diffusa con la promozione dell’affido familiare e della fitta rete territoriale costituita dall’istituzione scolastica e sanitaria e dalla società civile tutta». Il no della giunta de sindaco scalzo è un no che «si rivolge al modello di accoglienza che lo sottende. Un modello fatto di grandi numeri di cui conosciamo solo aspetti negativi e degenerativi, lesivi delle libertà individuali e del diritto di essere dignitosamente accolti. Come è noto, l’Agenda europea sulla migrazione ha proposto la creazione di hotspot, per l’identificazione e, quindi, la distinzione immediata tra quanti hanno diritto a fare domanda di protezione e chi invece va rimpatriato, mettendo in discussione il principio fondamentale della necessaria valutazione delle motivazioni personali alla base di ogni singola domanda d’asilo». 

Il sistema degli hotspot avrebbe dimostrato per chi ne contesta la realizzazione che oltre che non funzionare per gli obiettivi di ricollocamento per cui è stato concepito, «causa violazioni ai diritti dei migranti: una detenzione amministrativa per un tempo imprecisato, la differenziazione tra richiedenti asilo e migranti economici che condanna a una condizione di irregolarità sul territorio che li priva di ogni forma di tutela e di protezione». Arriva nuovamente la conferma da parte dell’amministrazione messinese di investimenti nella messa a sistema di un’accoglienza capillare, basato sulla sussidiarietà sociale. «Domani, giovedì 20, alle 18, alla Galleria Vittorio Emanuele, ci ritroveremo, insieme a tutti quanti vorranno unirsi a noi - concludono - per un momento di incontro e di festa comunitaria con i migranti e i cittadini stranieri che sono in transito, vivono e risiedono in città e nel territorio, per ribadire il nostro grande si all’accoglienza attenta e rispettosa, un consapevole no al modello hot spot, come pure un fortissimo no al razzismo e a qualsiasi forma di discriminazione».