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Foto di: John Veschi

De Vincenzo, dal liceo a Messina ai vestiti per Beyoncè
Lo stilista: «Il segreto? Essere umili e mirare in alto»

Giorgia Lodato

Costume e società – Il giovane designer ha ricevuto il premio dedicato a Mimma Ferraro, che portò l’alta moda nella sua città. L'ultimo tassello di una carriera brillante: dal rapporto con la maison Fendi al marchio personale, fino alla collaborazione con Louis Vitton. I suoi capi indossati dalle star. «Ho iniziato nell'incoscienza più totale»

Trentanovenne anni appena compiuti e una passione sfrenata per la moda che lo accompagna fin da bambino. È lo stilista messinese Marco De Vincenzo che, al Palacultura di Messina, è stato tra gli ospiti del premio Madama nato per ricordare Mimma Ferraro, la couturier messinese che dagli anni '50 ai '70 collaborò con grandi firme come Chanel e Dior e portò l'alta sartoria nella sua città.

Un personaggio scoperto recentemente dal giovane stilista, nonostante la conterraneità. «Ha reso celebre la moda messinese ed è stato davvero piacevole approfondire la sua grande personalità», dice il designer, orgoglioso del riconoscimento che arriva dalla sua città.

Il suo percorso formativo parte dal liceo classico a Messina e arriva a Roma, dove si trasferisce appena diciottenne per inseguire il sogno di diventare stilista. «Fin da piccolo non ho fatto altro che disegnare - racconta a MeridioNews - e durante l'adolescenza ho scoperto nella moda un modo per essere creativo». A quel punto mette da parte la pittura e gli altri tipi di disegno per assecondare la sua creatività e dedicarsi a quel mondo nuovo e stimolante. «Dopo il diploma mi sono iscritto all'Istituto Europeo di Design di Roma dove ho frequentato la triennale che mi ha permesso, tra le altre cose, di cominciare un rapporto lavorativo con la maison Fendi».

Azienda con cui Marco collabora tuttora come responsabile del settore pelletteria. «Per quasi dieci anni ho disegnato borse, ma mi mancava dedicarmi ai vestiti», ammette De Vincenzo, per cui l'unico modo per fare il grande passo era creare un proprio marchio, nato ufficialmente nel 2009 «nell'incoscienza più totale, perché rispondevo a una mia esigenza senza rendermi conto delle difficoltà da affrontare».

Rimanendo comunque ancorato a Fendi, Marco intraprende la nuova strada, che lo porta a debuttare con la sua collezione durante la Haute Couture di Parigi, a vincere il concorso Who is on next ideato dalla direttrice di Vogue Italia Franca Sozzoni, e ancora a vestire i modelli della settimana della moda milanese e firmare una partnership con il colosso francese LVMH, proprietario di Louis Vitton e Fendi, che gli ha portato una visibilità tale da essere notato persino da celebrità come Lady Gaga, Beyoncè, Gwen Stefani e Taylor Swift.

«Questi rapporti sono stati dei regali per me – racconta il ragazzo – ricordo che avevo mandato a Beyoncè alcune delle mie creazioni e alla vigilia del mio compleanno ho scoperto, grazie a Instagram, che per la presentazione del nuovo album aveva indossato un total look Marco De Vincenzo». Stessa storia con Lady Gaga, a cui Marco ha inviato un paio di occhiali da sole multicolor ritrovati due mesi dopo sulla pagina della cantante. «Per alcune è una sorpresa, con altre invece si crea un rapporto più solido». Come è successo con Virginia Raffaele, che l'anno scorso sul palco di Sanremo ha indossato gli abiti di Marco. A lui la rivista Stile a febbraio ha dedicato la copertina con la scritta «il più bravo». 

«Ogni collezione è diversa e non ci sono ispirazioni particolari dietro, perché si cambia come designer e come persona e si ha voglia di raccontare sempre nuove storie». Intanto, dopo aver conquistato le star, De Vincenzo punta a consolidare il suo marchio, aggiungendo di anno in anno «un piccolo tassello a una storia difficile ma molto bella, perché nasce da zero».

«Non si tratta, come molti pensano, di un divertimento o di un hobby che si trasforma in lavoro - chiarisce - ma è un impegno costante, fatto di molta pressione e in un mercato sempre più affollato di proposte». Il segreto è «essere umili e nello stesso tempo mirare ad arrivare in alto, puntando sulla forza di volontà, che è la molla che mi ha portato fin qui», conclude.