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Caltanissetta, confisca antimafia a due imprenditori
In dieci anni 65 appalti del Comune di Vallelunga

Alberto Sardo

Cronaca – La misura è scattata a danno di Alberto Cammarata, 47 anni, e Giovanni Privitera, 61 anni. Il primo risulterebbe a disposizione dell'associazione mafiosa gelese, il secondo uomo d'onore della famiglia di Vallelunga Pratameno. «Sono due personaggi di spicco nella storia criminale della provincia», spiega il colonnello Giuseppe Pisano, della Dia

Arriva la mannaia della confisca dei beni per due imprenditori della provincia di Caltanissetta, Alberto Cammarata, 47 anni di Gela e Giovanni Privitera, 61 anni di Vallelunga Pratameno, per un valore complessivo, stimato ai tempi del primo sequestro, di quasi 5 milioni di euro tra immobili, terreni, società nel campo dell'edilizia e conti bancari.

Ad eseguire i due decreti, emessi dalla sezione misure di prevenzione del Tribunale di Caltanissetta, è stato il personale della Direzione investigativa antimafia. A Cammarata, ritenuto «a disposizione» dell’associazione mafiosa di Gela, è stata applicata anche la misura della sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno per due anni. Privitera, considerato uomo d’onore della famiglia mafiosa di Vallelunga Pratameno, è stato oggetto del provvedimento di confisca definitiva su proposta del Procuratore della Repubblica Amedeo Bertone.

Secondo le risultanze investigative della Dia di Caltanissetta, Cammarata è risultato vicino alla famiglia di Cosa nostra gelese riconducibile al boss Giuseppe Piddu Madonia. Vicinanza che gli era costata nel novembre del 2014 il primo sequestro di beni per tre milioni e mezzo di euro, patrimonio oggi sottoposto in buona parte a confisca di primo grado.

Si tratta dell'intero complesso aziendale della società Unicam Srl, con sede nella zona industriale di Gela; della società Milano infrastrutture Srl, con sede a Milano, 44 terreni (intera proprietà o in quota parte) nel territorio del Comune di Gela, tre autovetture e quattro rapporti bancari. Nell’ambito del procedimento l'autorità giudiziaria ha disposto il dissequestro della società Enicos Spa, con sede a Gela, di undici terreni, un'auto e sei rapporti bancari per un valore complessivo di tre milioni di euro. Cammarata avrebbe «destinato alle famiglie di Cosa nostra ingenti disponibilità finanziarie in cambio di interventi finalizzati ad imporre le proprie forniture di inerti, tramite sovra fatturazioni di forniture e trasporti».

È invece definitiva la confisca dei beni per Giovanni Privitera. Quest'ultimo - secondo le risultanze processuali emerse a suo carico nelle operazioni Leopardo, Deserto e Terra Bruciata - viene indicato come personaggio di vertice della famiglia mafiosa operante nel mandamento di Vallelunga Pratameno della provincia di Caltanissetta. Nella sentenza Deserto passata in giudicato, «la partecipazione del Privitera all’associazione mafiosa è stata ritenuta dimostrata sulla base delle convergenti dichiarazioni dei collaboratori di giustizia Antonino Giuffrè e Ciro Vara, cui si sono aggiunti i riscontri costituiti dalle risultanze dei pizzini di Bernardo Provenzano e dal controllo subito dal Privitera nei pressi del covo dove era stato tratto in arresto lo stesso Giuffrè».

Dal 2002 al 2013, anno del sequestro preventivo, Privitera si sarebbe aggiudicato almeno 65 appalti del Comune di Vallelunga Pratameno mediante aste pubbliche, cottimi fiduciari, trattativa privata, somme urgenze e lavori in economia. Tra i beni confiscati, una società a responsabilità limitata con sede a Vallelunga Pratameno, un fabbricato composto da quattro distinte unità immobiliari  e un magazzino sempre a Vallelunga,  un altro magazzino a Polizzi Generosa, 16 terreni estesi complessivamente circa 18 ettari a Polizzi e Vallelunga, due rapporti bancari e un'auto per un valore di circa un milione e mezzo di euro.

«Sono due personaggi di spicco nella storia criminale della provincia di Caltanissetta - spiega il colonnello Giuseppe Pisano capo centro della Dia -. Cammarata supportava, con le sue aziende, le false fatturazioni che alimentavano il circuito economico di Madonia, ed è stato senz'altro personaggio di spicco. Altrettanto il Privitera. Per noi - aggiunge Pisano - aggredire un soggetto criminale non significa solo ricostruire le responsabilità, ma anche e soprattutto un'aggressione a 360 gradi per recuperare alla collettività tutto ciò che si è creato in forza delle attività criminali. Il vero fronte di lotta è quello dell'ablazione dei patrimoni, è lì che si gioca la partita. È lì che si fa veramente male al mafioso che mette sempre in conto il carcere, ma cerca sempre di salvare la ricchezza che ha creato che è il vero motivo della sua azione criminale».