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Foto di Franco Gavioli

Siracusa, sette processi per estorsioni e usura
Proposta per ridurre le tasse a chi denuncia

Marta Silvestre

Cronaca – Nel capoluogo aretuseo si discute di cambiare il regolamento in favore dei commercianti che rinunciano al silenzio. «Le organizzazioni criminali preferiscono evitare episodi eclatanti che potrebbero generare reazioni altrettanto eclatanti», spiega Paolo Caligiore, coordinatore dell'associazione

Dal consiglio comunale di Siracusa arriva la proposta per la costituzione di parte civile dell’ente nei processi per estorsione e usura. «L’idea è nata subito dopo l’atto intimidatorio alla panineria di Luigi Terracciano – spiega a Meridionews Alessandro Acquaviva, il consigliere comunale promotore dell’adunanza aperta durante la seduta consiliare della scorsa settimana – che ha scosso la città e suscitato solidarietà diffusa non solo sui social ma anche da parte delle istituzioni locali. Così, ho pensato fosse il momento giusto per dare una risposta forte e concreta».

Nel regolamento vigente, in favore dei commercianti che trovano il coraggio di denunciare è previsto soltanto l’abbattimento del 10 per cento sulla Tari per un solo anno. «È una misura assolutamente inadeguata e la nostra proposta – chiarisce Acquaviva – è quella di estenderla a una totale esenzione e di creare anche delle agevolazioni sulla tassa sull’occupazione del suolo pubblico e sull’Imu per chi è anche proprietario dell’immobile dell’esercizio commerciale». Il Comune aretuseo, oltre a costituirsi parte civile nei processi di racket e usura che ricadono all’interno del territorio comunale o in cui sia competente il foro di Siracusa, ha dunque intenzione di dare il via a una revisione generale di tutti i regolamenti della fiscalità locale per introdurre agevolazioni in favore dei commercianti che denunciano o forniscono alle autorità giudiziarie informazioni su reati di estorsione e usura.

«È la prima volta che un segnale così importante arriva da Siracusa – commenta il coordinatore provinciale dell’associazione antiracket, Paolo Caligiore, che era presente alla seduta consiliare –. Ma se pensiamo che nel Siracusano non ci siano casi di estorsione e di usura, allora siamo fuori dal mondo, perché per le mafie questo racket resta un business che permette anche il controllo del territorio. Fra l’altro, di solito le organizzazioni criminali preferiscono evitare episodi eclatanti che potrebbero generare reazioni altrettanto eclatanti, ed è per questo che il pizzo viene consumato in silenzio. Ma se sminuiamo il problema, in realtà lo facciamo ingigantire».

Nella provincia di Siracusa, attualmente sono sette i processi in corso per estorsioni e usura ma «è ancora troppo marginale – sostiene Caligiore – il dato degli imprenditori, dei commercianti o degli artigiani che denunciano, forse perché molti non si rendono conto che anche se le somme richieste sono molto basse, servono comunque a foraggiare le mafie e costringono a entrare in un brutto circolo vizioso. Nel Siracusano ci sono già esempi di altri Comuni che hanno adottato misure di contrasto del fenomeno estorsivo, «come Palazzolo Acreide che si impegna su questo fronte da oltre 20 anni, poi Sortino e Pachino, ultimamente anche Solarinodopo vari casi di intimidazioni, ha espresso la volontà di costituirsi parte civile negli eventuali processi, e pure a Lentini è stato fatto un protocollo con l’amministrazione. Ma – precisa Caligiore – non è una cosa scontata perché c’è stato anche il caso di un Comune in particolare in cui la giunta non ha deliberato di costituirsi parte civile».

Sebbene gli ultimi rapporti delle forze dell’ordine parlino di una diminuzione di reati di questo tipo nella provincia aretusea, «che i comuni si costituiscano parte civile nei procedenti è un fattore molto importante – spiega il coordinatore provinciale dell’associazione antiracket – perché comunicano che la comunità è coesa nella lotta contro questo fenomeno, perché mostrano agli imprenditori che si ribellano che non sono soli e poi perché l’impegno degli enti non si può fermare alle fiaccolate o alle giornate della memoria, ma si deve concretizzare in atti pratici. Restiamo comunque con i piedi per terra – conclude Caligiore – e purtroppo non ci aspettiamo che da domani ci siano centinaia di imprenditori o commercianti che si decidono a denunciare».