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Regionali, indipendentisti per la candidatura di Armao
«Pd e Crocetta succubi di Roma. Salvini? Porte aperte»

Simone Olivelli

Politica – Il giurista potrebbe essere il candidato del Movimento nazionale siciliano, che punta a riunire Sicilia nazione, Fronte nazionale siciliano e Mis. L'attacco arriva dall'ex sodale Massimo Costa (Siciliani liberi): «Saranno poche decine, a meno che Raffaele Lombardo non voglia riproporre l'Mpa sotto una nuova veste»

Sì ai partiti cattolici, porte aperte al centrodestra e a Matteo Salvini, niente da spartire con il centrosinistra. Anche se la campagna elettorale per le regionali è ancora lontana, e con essa la definizione di coalizioni e alleanze, potrebbe sintetizzarsi così la proposta programmatica del Movimento nazionale siciliano, la piattaforma che punta a compattare Sicilia nazione, Fronte nazionale siciliano e Movimento per l'indipendenza della Sicilia (Mis). Le tre realtà nei mesi scorsi hanno reso noto il proposito di unire le forze in vista del ritorno alle urne di ottobre, quando bisognerà votare il successore di Rosario Crocetta.

A portare avanti le istanze degli indipendentisti potrebbe essere il giurista Gaetano Armao. Cinquantaquattro anni, Armao è stato assessore all'Economia del governo Lombardo e in questi anni ha svolto il ruolo di oppositore dei governi di centrosinistra, seppur dall'esterno dell'Assemblea regionale siciliana. A chiederne la candidatura è lo stesso movimento con un comunicato dove si sottolinea la necessità di seguire una strada di «riscatto e autodeterminazione» per una Sicilia «subalterna a governi centralisti che hanno privilegiato il Nord». Proposito che di fatto esclude ogni possibile punto di incontro con quel Partito democratico accusato di aver troppe volte abbassato lo sguardo davanti alle pretese del governo nazionale. Relazioni che invece sono state più volte ricordate da Crocetta come fondamentali per far quadrare i conti regionali e, più in generale, favorire gli investimenti in Sicilia.

A ribadire la distanza dal centrosnistra è lo stesso Armao, che è stato tra i principali sostenitori del no al referendum costituzionale, che tra i vari punti proponeva di riformare il rapporto tra Stato e Regioni. «Sono orgoglioso del fatto che si sia pensato alla mia candidatura - dichiara il giurista a MeridioNews -. Nelle prossime settimane cercheremo di capire che tipo di aggregazione si potrà costruire attorno a un progetto che vuole rimettere al centro la Sicilia, dopo anni di subalternità a Roma». Gli occhi, in tal senso, sono rivolti al mondo del centrodestra. «Don Luigi Sturzo fu tra i primi federalisti - ricorda - e più in generale cercheremo di attirare movimenti e partiti di ispirazione cattolica, con una disponibilità nei confronti del centrodestra. Salvini? Il suo partito fa parte della storia del federalismo e senz'altro potrà essere un interlocutore».

Chi giudica poco più che velleitario l'intero progetto è invece Massimo Costa, l'altra faccia dell'indipendentismo siciliano, entrato in rotta di collisione con Armato a fine novembre 2015. Poco più di un anno fa, Costa decise di uscire da Sicilia nazione, fondando Siciliani liberi. «Ci avevamo visto lungo già allora - dichiara -. Armao è totalmente organico al centrodestra e la conferma arriva oggi. La sua candidatura potrà essere definita autonomista ma non indipendentista». I numeri risicati del Movimento nazionale siciliano, inoltre, vanificherebbero la portata della proposta politica. «Sicilia nazione oggi conterà una decina di affezionati, potrei fargli i nomi uno per uno - continua Costa -. Senza contare che il Mis non ha mai ufficializzato l'adesione al Movimento nazionale siciliano». Stando così le cose, è lecito chiedersi come Armao possa pensare di sedersi allo stesso tavolo con i grandi partiti del centrodestra. «Mi pare un'operazione di facciata, a meno che le truppe di Raffaele Lombardo non abbiano fatto sotto banco qualche accordo con Armao, per far tornare l'Mpa sotto una nuova veste ma con gli stessi strumenti di sempre. Voto clientelare? Definiamolo di appartenenza con poco spazio per gli ideali», conclude Costa.