Foto di: Marco Militello

Orfini in Sicilia, paletti al tesseramento Pd
«Il M5s? Un disastro nei pochi Comuni vinti»

Salvo Catalano

Politica – Il presidente nazionale del partito è a Catania per rassicurare quella parte dei dem che assiste frastornata all'ultima battaglia sulle tessere. «È sbagliato far entrare chiunque magari pensando di cambiare gli equilibri interni», spiega in questa intervista a MeridioNews, in cui parla di Articolo 4, Faraone e future elezioni

È venuto a rassicurare Matteo Orfini, presidente nazionale del Partito democratico. A dare garanzie a quella parte del partito siciliano che assiste frastornata all'ennesima battaglia sulle tessere. In cui gli ultimi arrivati - vedi Luca Sammartino, tra gli artefici dell'ingresso di Articolo 4 tra i Dem - lanciano accuse di gestione in mano ai baroni, e il segretario regionale Fausto Raciti prova a mettere dei paletti: «Non è possibile considerare il Pd come un contenitore nel quale inserire chiunque». La visita lampo a Catania del referente nazionale arriva in risposta all'invito di Rifare l'Italia, componente democratica che fa riferimento alla Cgil. Seduta accanto a Orfini c'è la deputata regionale Concetta Raia, ex sindacalista. In platea si vedono anche Angelo Villari, assessore della giunta Bianco ed ex numero uno della Cgil etnea, e l'attuale segretario generale Giacomo Rota. E le parole del presidente del partito sono chiare: «È sbagliato far entrare chiunque nel Pd magari pensando di cambiare gli equilibri interni sul territorio».

Orfini, che ruolo sta giocando il partito nazionale nella verifica del tesseramento siciliano?
«La verifica è condotta dal segretario siciliano e dai garanti regionali, sono loro il livello competente in questo momento. Dopo, a seconda di quello che emergerà dalla verifica, si deciderà come agire».

Un polverone per le parole di Totò Cuffaro. Ma negli ultimi due anni nel Pd sono entrati molti ex esponenti dell'Udc e lombardiani. Perché tanta agitazione solo adesso?
«Bisogna dire parole chiare, come ha fatto il segretario Raciti. Un conto è darsi l'obiettivo di allargare il consenso del Pd a pezzi di società che non hanno un passato nel partito. Altro conto è pensare di farlo attraverso il trasformismo politico, sarebbe una scelta sbagliata. È sbagliato pensare che chiunque possa entrare nel Pd, o pensare di far entrare chiunque, magari per cambiare gli equilibri interni del Pd sul territorio. Su questo dobbiamo essere rigidi». 

L'operazione che ha portato all'ingresso di Articolo 4 nel Pd non è un caso di trasformismo politico?
«Con Articolo 4 c'è stato lungo processo, segnato da diversi passaggi sia elettorali che politici, c'è stata un'evoluzione vera. Cosa diversa è se girano pacchetti di tessere affidate a persone a cui non devono essere affidate».

Quindi via libera a nuovi ingressi se preceduti da un percorso di avvicinamento?
«Sì, ma non sempre. Si fa comunque una valutazione politica del percorso fatto, e nel caso di Articolo 4 è stata positiva. Altre volte ci può essere un giudizio negativo. Prendiamo Verdini: se facesse un percorso di avvicinamento al Pd, comunque non potrebbe entrare nel partito, perché non c'entra niente col Pd. Quando addirittura non c'è neanche un percorso, ma si fanno operazioni di nascosto per mutare gli equilibri interni, utilizzando persone di destra, non è ricevibile».

Secondo lei è possibile, per un partito di centrosinistra, governare la Sicilia senza l'apporto dell'area centrista che ha supportato Cuffaro e Lombardo?
«Questo non spetta a me deciderlo, ma c'è una bella differenza tra far entrare qualcuno nel Pd e costruire alleanze politiche con alcune realtà moderate. Certo, bisogna capire qual è il confine entro il quale si può arrivare. Ma comunque parliamo di soggetti moderati con cui si può concepire un'alleanza programmatica, ma di certo non possono entrare nel Pd». 

Quasi tutti i giorni il sottosegretario Davide Faraone attacca, sembrerebbe per conto di Roma, il governo Crocetta, salvo poi esercitare un'influenza anche nella scelta degli assessori regionali. Che gioco è?
«
Non è mio compito fare l'esegesi del pensiero di Faraone, ma va detto che per conto di Roma parla Roma o il segretario regionale del Pd, eletto proprio per questo. Nel pensare che Roma parli attraverso qualcun altro si commette una forzatura e un errore». 

Proprio oggi lei ha detto che il Pd vincerà facilmente a Roma. Anche in Sicilia le elezioni si avvicinano e il Movimento cinque stelle si dice pronto a governare. Anche in questo caso sente queste certezze?
«Il Movimento cinque stelle è sempre pronto a governare, ma poi perdono quasi sempre. Hanno vinto una manciata di Comuni e se ne sono già pentiti, perché dove stanno governando hanno prodotto un disastro e i cittadini li inseguono. Ogni volta prima delle elezioni annunciano di essere in testa, di essere sul punto di trionfare e poi i cittadini li bocciano sempre. Io sono convinto che anche a Roma sarà così, così come nelle grandi città in cui si voterà in primavera». 

E in Sicilia? Il prossimo candidato alla Regione della coalizione di centrosinistra sarà sempre del Pd?
«La Sicilia vanta una gloriosa tradizione autonomista e la rivendica. Figurarsi se Roma può indicare chi deve governare questa regione».